city

Io il giornale lo leggo con un giorno di ritardo. E’ un’abitudine che mi ha infettato mio padre e che io, spero, non farò ereditare ai miei figli. Per cui oggi, 24 aprile, ho fra le mani il giornale di ieri, lunedì. E’ uno di quei giornali piccoli, tascabili, che lasciano alla metropolitana e in altri luoghi simili. E, soprattutto, è gratis.

In prima pagina lo scudetto interista e il fatto che i nostri genitori diventano sempre più vecchi, noi ereditiamo sempre più tardi e, di conseguenza, non ce ne andiamo più da casa. In linea con il popolo di mammoni che siamo. Unica pubblicità, in basso al centro, una piccola striscia 5×14 di una società di prestiti.

Ultimamente ho notato che ce ne sono sempre di più, ovunque. Sfogliando il giornale ne trovo un’altra a pagina 3, poi ancora a pagina 5, 6, 23, 25, 26 e 28, per un totale di ben otto pubblicità distribuite su 32 pagine. Mi sembrano tante. Parto deciso per calcolare la mole di pubblicità rispetto a tutte le altre categorie, e trovo la situazione così messa:

Società di erogazione di prestiti: 8 pubblicità
Motori: 4
Viaggi: 3
Pubblicazioni cartacee: 3
Medicinali: 2
Studi medici: 2
Gioielli: 2
Servizi di pubblica utilità: 2
Spettacoli, mostre e avvenimenti: 2
Mobilifici: 2
Tendifici: 2
Prodotti ortopedici: 1
Detersivi: 1
Società energetiche: 1
Servizi d’incontri: 1
Elettronica: 1
Immobiliare: 1
Servizi fotografici: 1

Il City è un giornale abbastanza piccolo: sono 32 pagine per una superficie “utile” di 26.320 cm² (Il Mattino, nella versione cittadina ha, per intenderci, 48 pagine e una superficie di 68.796 cm²: circa 2 volte e mezza più grande). Se osserviamo la percentuale di pubblicità al suo interno, vedremo che questa occupa circa 11.200 cm², ovvero il 42%: poco meno della metà.

La tabella di prima, se confrontiamo lo spazio utilizzato dai diversi servizi, diventa:

Società di erogazione di prestiti: 2201 cm²
Motori: 1222
Mobilifici: 1139,75
Gioielli: 1116,5
Viaggi: 822,5
Società energetiche: 822,5
Elettronica: 822,5
Medicinali: 540,5
Tendifici: 493,5
Spettacoli, mostre e avvenimenti: 455
Detersivi: 411,25
Servizi di pubblica utilità: 294
Pubblicazioni cartacee: 285,25
Immobiliare: 246,75
Studi medici: 126
Prodotti ortopedici: 98
Servizi fotografici: 63
Servizi d’incontri: 33,25

In ogni caso, vediamo che le società di erogazione prestiti si accaparrano una grossa fetta di spazi, riuscendo quasi a doppiare quelli che li seguono immediatamente.

Ma a cosa è dovuto questa grossa offerta di tali servizi? Cosa ha portato ad un aumento tale della domanda? Proviamo a chiederlo all’uomo che sussurrava ai tori.

Ed ecco la risposta:

Il credito al consumo è effettivamente in grande crescita.
I motivi sono molteplici. Da un lato, in Europa come negli USA, negli scorsi anni i tassi di interesse sono stati molto bassi. Questo ha favorito un incremento degli investimenti sia da parte delle aziende, sia da parte dei privati, con conseguente proliferazione di società erogatrici di prestiti.
Questa situazione ha portato, soprattutto negli USA, ad un punto di non ritorno le cui conseguenze potrebbero essere decisamente dannose.
In regime di tassi bassi infatti, questo boom dei finanziamenti ha avuto due conseguenze negative molto forti: aumento dell’inflazione (più domanda di denaro, più carta stampata dalla banca centrale) ed un boom immobiliare assolutamente scriteriato. Proprio questo secondo aspetto porta in seno gli aspetti più drammatici. Tutti gli immobili sono saliti in misura esponenziale, al di la del loro effettivo valore, inoltre la loro crescita ha fatto aumentare ancora di più il ricorso al debito da parte della gente. I prestiti, spesso, vengono negoziati dando un immobile come garanzia. Se il valore dell’immobile sale, allora chi ha fatto il prestito, se vuole, può incrementare ulteriormente il proprio prestito. Cosa succede pero’ quando scende? Di fatto il debitore diventa potenzialmente insolvente.
La crescita dell’inflazione (legata anche all’incremento del prezzo del petrolio) ha obbligato la FED (autorità di politica monetaria americana) ad alzare gradualmente i tassi, passando dal 1% di metà 2004 (minimo) ad un 4,75% di oggi. Il risultato è stato un calo molto sostenuto del mercato immobiliare (ora è molto più costoso fare un mutuo) ed una paura molto forte che anche i consumi possano crollare. In America, infatti, il credito al consumo è la norma, tra un po’ si arriverà a comprare anche le cose più essenziali a credito.
Il livello dei consumi, assieme all’inflazione, sono forse le due variabili + critiche da tenere d’occhio negli USA.

In Europa e in Italia la situazione è meno drammatica. Il fenomeno è in crescita ma ancora contenuto e credo che vi sia comunque una maggiore logica “vecchio stile” che guarda a queste forme di finanziamento con diffidenza.
Non dimentichiamoci però che in Europa i tassi sono destinati a salire ancora, rendendo queste forme di finanziamento sempre meno convenienti.
E’ importante che la gente abbia percezione di cosa comporti accendere un prestito, soprattutto per beni che non gli daranno ritorni economici. Se accendo un prestito per la mia casa è un conto, è l’investimento della vita, se lo faccio per un appartamento da affittare almeno un domani avrò una fonte di reddito, ma se lo faccio per un televisore?

E poi aggiunge:

Queste pubblicità sono diseducative. Io le metterei addirittura fuori legge. Ti presentano un mondo idilliaco, facendoti vedere solo il momento in cui ritiri i soldi, e non quello che ti fanno se i soldi non li riesci a ridare indietro.
Accendete prestiti solo per le cose veramente importanti e se siete sicuri di avere delle garanzie di poterli onorare.

Quest’uomo la sa lunga: dategli retta.


Articolo pubblicato il martedì, aprile 24th, 2007 alle 1:52 pm.
Categoria: blog.

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  1. cheenisse

    What is bumburbia?

Reply to “La pubblicità ci spiega chi siamo?”