Non facciamo i fessi: Enzo Rivellini ha parlato in napoletano al Parlamento Europeo non per una promessa elettorale o per orgoglio partenopeo. Nossignore! Lo ha fatto per farsi notare, per farsi intervistare, per farsi fotografare. E ci è riuscito alla grande.

Ma c’è una sorta di orgoglio, dietro questo mio vil cinismo, nel vedere una delle più alte manifestazioni dell’animo umano sino a comparire – ancor sì che con un sotterfugio – lì dove si scrive la storia contemporanea.

Un napoletano, che lo voglia o no, parla almeno due lingue: una è la lingua dell’intelletto, quella che gli viene insegnata a scuola, quella che lo aiuta a ragionare. Ha le sue regole, la sua grammatica codificata, le sue peculiarità prefissate: “è italiano“, insomma.

Poi ce n’è un’altra, che è onirica, romantica, onomatopeica. E’ la lingua del cuore, che ci portiamo avanti da quando siamo nati e della quale difficilmente perdiamo l’inflessione. E’ la lingua che si accende quando siamo incazzati, quando siamo minacciosi, ma anche quando ci facciamo prendere dalla foga sentimentale. E’ la lingua dell’ammore, dello sfottò e dalla malinconia.

L’italiano bussa, si impone, si rende ufficiale in quanto condiviso. E’ la lingua dell’oppressore. Il napoletano no: è automatico, si infila sotto la pelle e si lascia cullare dall’aroma del caffè: è la lingua delle nonne.

Riuscirà Enzo, grazie a questa boutade, a dare al sud maggiori fondi? Certamente no, ma ma almeno ha ricordato ai napoletani che c’è qualcosa di più dell’Italia, dell’Europa e del Mondo stesso: c’è un cuore (finanche folkloristico) in questa città, che è enorme e che non va dimenticato, ma va difeso, sostenuto e salvaguardato.

E sarebbe anche ora di esserne più orgogliosi.


Articolo pubblicato il giovedì, settembre 17th, 2009 alle 6:11 pm.
Categoria: Napoli.

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  1. caio

    La possibilità che non conosca l’italiano la scartiamo?

Reply to “Non è andato con il mandolino”