berlusconi miracolato Esiste un punto in cui il polemico Mourinho che è in noi deve chetarsi un momento, incrociare le gambe e contare fino a dieci. Non importa quanto l’urgenza di parlare sia pressante: non dobbiamo cedere a questo istinto degenerante, ma è necessario, piuttosto, far emergere l’Adulto che è in noi e aspettare.

Nato il 29 settembre del lontano ’36, Silvio Berlusconi è un vecchietto di 73 anni che tiene per le palle il Paese. Settantatré anni in cui ne ha combinate di belle e di brutte, si è assicurato un posto nel Paradiso economico e politico dello stivale, ha stretto accordi con più o meno tutto e tutti per riuscire a conseguire i propri scopi, più o meno leciti.

Ma è un uomo libero. E’ un uomo che è riuscito a fare tutto ciò grazie alle proprie capacità, ai propri mezzi, alle proprie risorse. E’ uno degli italiani più nell’occhio della magistratura, che da sempre cerca (a torto o a ragione, non è questo il punto) di infilarlo in una cella angusta, eppure ce l’ha sempre fatta a restare lì dove si trova.

E’ un uomo libero, ripeto, e gli dev’essere dato il diritto, sempre, di esercitare la propria opera nelle modalità in cui egli meglio crede. A torto o a ragione, è lui che ha il potere, e milioni di italiani continuano a ritenere che è meglio darlo a lui che ad altri. Non è la mia opinione, ma m’inchino davanti alla volontà dei miei vicini, dei miei professori, dei miei idraulici.

La lotta, se è necessaria, dev’essere per difendere i diritti fondamentali dell’uomo, come quello di esprimersi, di rappresentare, di legiferare. Siamo così stritolati dalla preponderante figura di questo settantatreenne da non riuscire a cogliere la gravità di questo gesto, di questo acting-out di cui è colpevole non solo il povero Tartaglia, ma una buona fetta della Nazione intera.

Il 13 dicembre 2009 è la data in cui la vera natura di questo popolo è venuta alla luce un’altra volta: assolutamente immutata negli ultimi 50 anni. E non voglio spingermi più indietro. “Uccidiamo Berlusconi“, seppure un patetico gruppo su Facebook, cos’è se non la pellicola trasparente che nasconde un brigatismo interiore intrappolato fra la punta della dita?

Milioni di italiani felici perché un pazzo ha fatto del male fisico a questo vecchietto che legittimamente detiene il potere. Questa è una ferita al cuore del Paese che nessuna corsa alla solidarietà post-terremoto può sanare: è lì, che gocciola copiosamente, e non c’è enorme cerotto che possa contenere l’emorragia morale che vive lo stivale in questo momento.

I no che aiutano a crescere, Se mi vuoi bene, dimmi di no e compagnia sono diventati assolutamente superflui in una società in cui i padri sono definitivamente morti. Se la Gomorra di Garrone aveva mostrato un popolo senza padri, l’immagine giocondica di un Paese che a stento trattiene il sorriso dopo che il proprio Presidente del Consiglio è stato colpito a sangue, è la fotografia impietosa di una realtà assodata: noi, i padri, non li tolleriamo più.

Ci hanno troppo tradito, fatto soffrire troppo, deluso per l’ennesima volta le nostre aspettative. Giurano sulla nostra testa bugie che ci infastidiscono, ci mettono in imbarazzo di fronte ai nostri amici facendo battute assurde o vestendosi in maniera poco congrua. E noi reagiamo come quindicenni, dissociandoci profondamente da chi ci fa – nostro malgrado – ancora le veci.

Siamo un Paese profondamente immaturo, governato da questa logica Bambina, da un pensiero concreto e da fatti ridotto all’osso. Si odia per concetti, per associazioni, per manipolazioni. E si ama più o meno per gli stessi motivi. Ma se la politica dovrebbe tirar fuori l’Adulto che è in noi, ciò non avviene: in America si viene fatti fuori, politicamente e socialmente, per i reati contro la morale: è una Nazione Genitoriale, direbbero gli Analisti Transazionali. Da noi questo non serve: nemmeno rapporti poco limpidi con minorenni, con prostitute e con dio-solo-sa cos’altro servono a smuovere quella istanza che è in noi.

No, noi reagiamo ancora alla violenza con la violenza, impassibili di fronte alla cruda realtà: è un settantatreenne che tiene per le palle il Paese giocando con il nostro lato Bambino e intrallazzando con pernacchie, corna e sangue.

La situazione politica italiana si risolverebbe prima di tutto crescendo noi come individui, ma noi non vogliamo crescere e allora teniamoci ancora la politica 1.0, perché siamo prima di tutto noi, cittadini 1.0. E bambini che vogliono giocare con la propria cacca. E allora giochiamo, ma non lamentiamoci se poi la cacca ci finisce in faccia. E non mi riferisco alla statuetta, sia ben chiaro.


Articolo pubblicato il lunedì, dicembre 14th, 2009 alle 4:52 pm.
Categoria: Politica.

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