alberto sordi che ride I Kinks, in uno dei loro non meglio riusciti album, dicevano Give the People What They Want. All’indomani delle dimissioni di Veltroni e della schiacciante superiorità politica di Berlusconi, mi sono svegliato con una domanda: ma cos’è che la gente vuole? Meno tasse, più sicurezza, lotta alla disoccupazione, sono proclami che politici di qualunque schieramento non disdegnano di fare, ma quello che contraddistingue l’eletto dall’inetto è una sola cosa: il modo.

Berlusconi ride, fa il verso, le corna, racconta barzellette, emana dalla sua pelle essenza di leggerezza, di joie de vivre, di felicità. Veltroni com’è, invece? Lui è lì, triste, con quell’aria laconica e seria. L’aria di chi vuole riformare il Paese e ce la può fare. Yes we can, è vero, ma per portarlo dove? Com’è il Paese di Veltroni? E’ come lui: triste, dimesso, serio. Cosa interessa, a me elettore, che mi vengano fatte tutte le riforme di questo mondo se poi non ho pane e pallone? Le letterine, le showgirl e i calciatori non sono lo specchio dell’impoverimento culturale italiano: nossignore! Sono lì a ricordarci, momento per momento, che è una risata che ci seppellirà. Nella migliore delle ipotesi un elettore riesce a vivere altri settant’anni, e vuole che quel tempo sia trascorso in una maniera diversa dal sopravvivere.berlusconi ride

In tempo di testamento biologico e di vita appesa ad un filo, mi sono stupito di vedere quanta gente preferirebbe morire in pace piuttosto che passare la vita a sopravvivere: è questo, senza ombra di dubbio, lo specchio dell’Italia. Noi vogliamo vivere, non sopravvivere. Vogliamo prati verdi nei quali far giocare i nostri figli, PlayStation nere sulle quali esercitare un po’ di controllo sul mondo, macchine sportive che ci facciano sognare; e viaggiare, fortissimamente viaggiare. E allora Silvio ci costruisce città con viali alberati e laghi con le paperelle, ci sovvenziona il digitale terreste, salva l’Alitalia. Lui ci dice che c’è qualcosa che ci piace. Ci dice di andare aldilà delle nostre passioni ed inseguirle con tutto il cuore. E’ quel padre che l’italiano non ha mai avuto, che ci fa inseguire un sogno in eterno.

veltroni tristeVeltroni no, lui è quel padre che ci dice di guardare in basso, di stare con i piedi per terra, di non cercare un posto fisso, magari statale. E’ l’effige di un Italia che non c’è più, è la chimera di una classe di cittadini che ha fallito e che ci ha consegnato nelle mani degli attuali politici. E proprio gli anziani, sono i primi a voler cambiare.

Non so se essere triste per l’uscita di scena di Veltroni, so solo che lo scossone formale, nel modo di proporre la vita, nella visione dell’uomo, non c’è stato. E ha pagato. Caro. Perchè finchè l’attuale sinistra non farà una campagna elettorale che ci comunichi com’è l’uomo che vuole salvare dal berlusconismo, di che sapore è il pane che andrà a infornare e di che colore saranno le bandiere che sventoleranno sui nostri sorrisi, gli italiani si terranno attaccati al respiratore e vorranno con forza sopravvivere. Perchè il futuro è roseo. Il futuro.


Articolo pubblicato il mercoledì, febbraio 18th, 2009 alle 11:41 am.
Categoria: Politica.

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  1. Irma

    E’ proprio vero: gli italiani vogliono vivere, non sopravvivere. Berlusconi ride, Veltroni è serio, ognuno recita la sua parte ma ogni tanto, in trasparenza, si capisce che non siamo proprio in buone mani. La metafora del respiratore è efficace, perchè si vola basso ma davvero tanto. Se Veltroni è il padre che frustra gli italiani, Berlusconi è quello che li illude ma non siamo già sufficientemente adulti per accontentarci dell’uno o dell’altro? Dobbiamo attendere che sia Berlusconi a modellare e dirigere i nostri sogni, a farci rimbambire perchè i sogni sono quelli e non altri, a impoverire la vita associata al punto da dover rifare quelle che sembravano battaglie già vinte? Boh?!

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