Nell’ultimo mese ho preso ben 4 voli con la compagnia low cost Irlandese. Non sono un grosso amante di questo genere di voli, ma per comodità di aeroporto, di orari e, soprattutto, di costo, finisco spesso per viaggiare con le gambe schiacciate dal seggiolino di fronte a me.

In particolare soffro la limitazione per peso e dimensione dei bagagli e la difficoltà a collocare il bagaglio “a mano” nelle cappelliere  (oramai monopolizzate dalle valigette). Ma è un business che funziona, visto che negli anni stanno fallendo sempre più compagnie, mentre Ryanair fiorisce sempre di più, anche se con qualche ombra.

A bordo, poi, vendono di tutto: dall’acqua ai gratta e vinci. Risparmiano sulla carta d’imbarco – che deve stampare il cliente da casa – e sul peso (limitato a 15 o 20kg sul bagaglio da imbarco e a 10 kg su quello da stiva), evidentemente anche del carburante.

Non è una soluzione particolarmente confortevole, sopratutto per chi volava prima della rivoluzione low cost, ma è economica e permette di viaggiare più spesso. Ed è una fortuna enorme.

E adesso arriviamo alle note davvero dolenti. Qualche settimana fa la povera Susy McLoad si è vista maggiorare il prezzo del proprio biglietto e di quelli della famiglia che era al suo seguito per un ammontare complessivo di 300€. La mamma, distratta, aveva dimenticato di stampare le 5 carte d’imbarco e ha dovuto pagare per questo servizio una volta giunta al check in.

Il moto iniziale è sicuramente di sdegno: come lei stesso dice, avrebbero potuto viaggiare in business per molto meno. Lo stesso moto di sdegno che colpisce le migliaia di passeggeri che ogni giorno devono barcamenarsi in scene pietose ai limiti del fantozziaco per evitare le sanzioni per i bagagli troppo pesanti o per quelli che non rispettano le dimensioni massime per il bagaglio a mano.

E qui stiamo al punto centrale: le regole. Il vettore irlandese specifica accuratamente quali sono le condizioni per viaggiare con loro. Segnala quando e come fare il check in online e specifica di stampare la carta d’imbarco. Indica il peso del bagaglio consentito e le dimensioni massime per quello da stiva.

Contravvenire a queste regole comporta il pagamento di una penale, anch’essa specificata. E anche se il personale di terra sembra più una squadra di addetti ai controlli dello stadio ed il personale di volo appare sempre più simile ai venditori di un mercatino rionale romano (troppo irrigiditi i primi, troppo invadenti i secondi), è esattamente questo il prezzo che copre il divario con la concorrenza.

Allo sdegno immediato, dunque, dovremmo far posto ad una consapevolezza: Ryanair fa un business. Per poter operare questo business segue delle direttive che portano l’azienda a guadagnare e portano i passeggeri a volare. E’ un rapporto in cui entrambi vincono. Entrambi stanno scomodi, ma alla fine funziona.

Dobbiamo entrare nell’ottica che il loro lavoro consiste nel risparmiare sulla carta e sul personale di terra e vigilare sul peso e sulle dimensioni del bagaglio. Protestare perché vigila (dunque, perché fa il proprio lavoro) significa non comprendere i motivi per i quali si è scelto di volare proprio con Ryanair e le condizioni per le quali è possibile viaggiare con loro piuttosto che con una bella compagnia di bandiera al doppio del prezzo.

Invece di protestare, dunque, sarebbe bene rilassarsi e mettete meno shirt in borsa. Oppure  rilassarsi e pendete un’altra compagnia. Oppure pagare la penale. Le alternative esistono.


Articolo pubblicato il lunedì, agosto 27th, 2012 alle 8:06 pm.
Categoria: blog.

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