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	<title>Winnicott &#187; blog</title>
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	<description>Un blog di Salvatore Torsi</description>
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		<title>Ma se voti De Magistris, quale diritto avrai di vedere le cose cambiare?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 14:52:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Torsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.pressagency.it/v2/wp-content/uploads/2011/01/demagistris-dipietro.jpg">]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.giannilettieri.it/wp-content/uploads/2011/03/MANIFESTI_SOLUZIONI_REDAZIONE.jpg" alt="" width="188" height="216" />Non ho niente contro <strong>Luigi De Magistris</strong>. Anche se come uomo politico ha dimostrato di essere <a href="http://qn.quotidiano.net/politica/2011/03/15/474587-grillo_magistris_errore.shtml" target="_blank">poco affidabile</a> (così come <a href="http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/366744/" target="_blank">anche da pm</a>, pare) personalmente non riesco ad averne un&#8217;immagine  totalmente negativa. Questo è dovuto, probabilmente, a quella certa aria di capopopolo, di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Masaniello" target="_blank">Masaniello</a>, così tipica della realtà partenopea: quella cadenza profonda, quel tono forte, duro, che tradisce un&#8217;impostazione quasi sofferente, e poi il populismo, che lo tradisce appena le telecamere si fanno un po&#8217; più piccole (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=uv4LUQ4Lv1g">De Magistris manda affanculo</a>).</p>
<p>Ecco: l&#8217;idea che mi sono fatto di questo personaggio è quella di un esaltato che persegue la notorietà, più del potere; l&#8217;acclamazione, più che la poltrona; l&#8217;apparenza, più della sostanza. E non riesco a non vederci qualcosa di tenero, in questo.</p>
<p><a href="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2011/05/napoli-immondizia.jpg" rel="lightbox[476]"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-477" title="napoli-immondizia" src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2011/05/napoli-immondizia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Poi scendo per strada, vedo i <strong>cumuli di immondizia</strong>, vedo il traffico, vedo i parcheggiatori abusivi, vedo gli ausiliari del traffico e i lavori della metropolitana infiniti, e quel poco di tenerezza si trasforma in rabbia e sconforto. Rabbia e sconforto per una classe politica che ha <strong>arretrato Napoli di 20 anni</strong> rispetto alle grandi città europee, che l&#8217;ha portata all&#8217;<a href="http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2010/home.shtml" target="_blank">ultimo posto in Italia come qualità della vita</a> e che costringe molti napoletani a fuggire, ad andare via da questa meravigliosa città.</p>
<p>De Magistris è stato portato in alto da un partito (IDV) che alle precedenti elezioni faceva parte della <strong>coalizione che ha sostenuto la Iervolino</strong>. Se dovesse vincere farebbe sedere in Consiglio Francesco Moxedano, già della maggioranza Iervoliniana, così come Alessandro Fucito e Antonio Fellico. Persone che hanno governato Napoli negli ultimi 5 anni e che l&#8217;hanno ridotta ad essere l&#8217;<strong>ultima città d&#8217;Italia</strong>.</p>
<p>Non ho niente contro De Magistris (così come non avevo nulla contro Morcone, che anzi mi piaceva anche di più),  ma ritengo che sia incredibile che a Napoli ci sia ancora qualcuno disposto a dare fiducia alla classe politica che l&#8217;ha trascinata in un degrado oltraggioso per il patrimonio artistico, umano e ambientale che rappresenta.</p>
<p>Voltare pagina e affidare la città in mano a qualcuno che possa davvero rappresentare la discontinuità per la città di Napoli non è solo un consiglio, ma dovrebbe essere un obbligo per ogni cittadino. <strong>Se voti De Magistris, insomma, quale diritto avrai di vedere le cose cambiare?</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2011/05/macchinasommersa.jpg" rel="lightbox[476]"><img class="aligncenter size-full wp-image-479" title="macchinasommersa" src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2011/05/macchinasommersa.jpg" alt="" width="390" height="260" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>«E tu dov&#8217;eri quando c&#8217;è stata la spartizione del mondo?»</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 16:52:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Torsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://bilder.buecher.de/shop/autoren/AUTOR/73_schiller.jpg">]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«E tu dov’eri quando c’è stata la spartizione del mondo?»</p>
<p>Chiese <strong>Giove al poeta</strong>, che si presenta a lui quando il mondo è stato oramai spartito fra contadino, nobile, abate, mercante e re.</p>
<p>«Io ero con te. I miei occhi erano fissi su di te, le mie orecchie sull&#8217;armonia del paradiso. Perdona lo spirito che, inebriato dalla tua luce, ha perso di vista il mondo!»</p>
<p>Giove si commuove e vuole consolarlo: «Che fare? Il mondo è stato tutto diviso fra gli altri, ma tu puoi sempre continuare a vivere con me nella mia luce».</p>
<p>Friedrich von Schiller, <em>Die Teilung der Erde </em></p>
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		<title>Alexander Lowen sulla televisione</title>
		<link>http://www.winnicott.it/blog/alexander-lowen-sulla-televisione</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 22:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Torsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>

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		<description><![CDATA[<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-462" title="alexander lowen" src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2011/03/alexander-lowen-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-462" title="alexander lowen" src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2011/03/alexander-lowen-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> </p>
<blockquote><p>Credo che una delle ragioni principali del successo della Tv dipenda dal fatto che permetta di <strong>fuggire da sè stessi</strong>. Guardare la televisione è per alcuni aspetti un fenomeno regressivo. Si è in una condizione passiva simile a quella di un neonato: non ci si aspetta da noi una risposta nè ci si richiede un grande sforzo di immaginazione. Se la regressione, che non porta approfondimento interiore nè progresso, è una forma di evasione dalla realtà, lo è altrettanto l&#8217;essere così assorbiti dalle immagini o dalle storie dello schermo da <strong>perdere il contatto con i bisogni e le responsabilità della propria vita</strong>. Il mondo irreale dello schermo sostituisce per un certo tempo quello dei sentimenti e dei rapporti personali.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2011/03/flattism.jpeg" rel="lightbox[461]"><img class="aligncenter size-full wp-image-466" title="flattism" src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2011/03/flattism.jpeg" alt="" width="500" height="274" /></a></p>
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		<title>Scopriamo assieme l’omeopatia</title>
		<link>http://www.winnicott.it/blog/scopriamo-assieme-l%e2%80%99omeopatia</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 16:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Torsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>

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		<description><![CDATA[<img title="omeoterapia truffa" src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2011/02/omeoterapia-truffa-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2011/02/omeoterapia-truffa.jpg" rel="lightbox[454]"><img class="alignleft size-medium wp-image-455" title="omeoterapia truffa" src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2011/02/omeoterapia-truffa-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" /></a>Ultimamente la mia attenzione si è fermata su un fenomeno che sentivo nominare spesso ma che non aveva mai particolarmente approfondito. <em>Omeopatia</em>, nel mio immaginario, corrispondeva nel curare sintomi lievi (insonnie, mal di testa, ecc.) con qualche rimedio naturale, erbe, o cose simili. Recentemente, poi, trovandomi a parlare con una collega della cosiddetta memoria dell’acqua e volendomi informare maggiormente, molto spesso mi sono imbattuto in riferimenti e collegamenti a quest’antica pratica, ed ecco che mi è sembrato giusto approfondirne la conoscenza.</p>
<p><strong>Cominciamo dal precisare: cos&#8217;è l’omeopatia? </strong>E’ una terapia che si propone di curare dei sintomi tramite composti chimici. E’ una cura farmacologica, dunque.</p>
<p><strong>Da cosa è composto il farmaco omeopatico?</strong> Da una sostanza, o principio attivo, diluito un numero consistente di volte e agitato energicamente (&#8220;<em>succusso</em>&#8220;).</p>
<p><strong>Perché si diluisce? </strong>E’ un principio omeopatico: più si diluisce un principio attivo e più questo fa effetto.</p>
<p><strong>Ha senso?</strong> Onestamente non riesco proprio a comprenderlo. Considerando anche che alle volte le soluzioni omeopatiche sono così diluite, da essere fisicamente indistinguibili dall’acqua.</p>
<p><strong>E il principio attivo che fine fa?</strong> Questo è un quesito interessante. La risposta si basa sul <em>principio di Avogrado</em>, secondo il quale in una determinata quantità di sostanza è presente sempre un determinato numero di molecole (in breve; per approfondire credo vada bene anche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Numero_di_Avogadro">Wikipedia</a>). Questo implica che diluendo all’infinito un elemento in acqua, alla fine di quell’elemento non rimane più nulla. Per fare un esempio pratico e macroscopico, se abbiamo una bottiglia di 1 litro di acqua e in questa bottiglia mettiamo 10 biglie (molecole), poi dividiamo la bottiglia iniziale riempiendo altre 10 bottiglie da un litro con 100 ml della bottiglia iniziale più altra acqua, teoricamente avremmo una biglia per ogni bottiglia (ma in realtà possiamo avere una bottiglia in cui ci sono 2 o più biglie e una in cui non ce n&#8217;è nessuna). Se continuiamo le diluizioni, riempiendo con ogni bottiglia così ottenuta altre 10 bottiglie, ci rendiamo subito conto che nella maggior parte delle bottiglie non c’è nemmeno una biglia e stiamo diluendo acqua con acqua. Eppure per gli omeopati più diluisci e più il principio attivo fa effetto.</p>
<p><strong>Come hanno trovato questo effetto? </strong>In realtà non l’hanno trovato: è un principio inventato da <em>Samuel Hahnemann</em>, un medico tedesco attivo fra il ‘700 e l’800.</p>
<p><strong>Come sapeva quale principio attivo diluire? </strong>Questo è un altro aspetto curioso. Alla base dell’omeopatia c’è un principio che consiste nel somministrare al soggetto malato una sostanza che in un soggetto sano produce gli stessi effetti della malattia. Ad esempio, se la caffeina in un soggetto sano aumenta l’eccitabilità, e nel soggetto insonne si riscontra un aumento dell’eccitabilità, una cura omeopatica è quella di somministrare a quest’ultimo una <a href="http://abchomeopathy.com/r.php/Coff">soluzione di caffeina</a> diluita un miliardo di volte in acqua.</p>
<p><strong>Perché?</strong> Non si sa. E’ un principio che ha inventato lui, ma è morto da oltre 150 anni, per cui è difficile scoprirlo.</p>
<p><strong>Quindi ricapitolando</strong>: l’omeopatia è un rimedio farmacologico nel quale un principio attivo viene diluito un numero enorme di volte per aumentarne l’efficacia. Questo principio attivo viene scelto in base ai sintomi che produce in un soggetto sano. E quest’associazione dovrebbe curare dalle malattie.</p>
<p><strong>Ma, di fatto, cura? </strong>Ci sono <a href="http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140673605671772/abstract">fior fior di studi</a> che paragonano la cura omeopatica all’effetto placebo. In pratica si prendono 100 persone raffreddate: a 25 si dà un farmaco “classico”, a 25 un farmaco omeopatico, a 25 un placebo e a 25 nessun farmaco. Dei 25 che hanno reso un farmaco “classico”, 17 sono guarite entro 3 giorni; dei 25 trattati con un farmaco omeopatico, 10 sono guarite entro 3 giorni, così come i 25 trattati con un placebo; dei 25 trattati con nessun farmaco, 7 sono guariti entro 3 giorni (sto inventando numeri e proporzioni: è per far capire). In una certa misura, quindi, è meglio prendere un farmaco omeopatico che non prendere nulla, non perché ci sia principio attivo in quel farmaco, ma perché il solo fatto di sapere che si sta prendendo un farmaco, è di per sé curativo.</p>
<p><strong>Chi li paga quegli studi?</strong> La domanda è capziosa, lo capisco. L’assunto di base è che sia Big Pharma a pagare perché confermi che è giusto prendere un farmaco allopatico piuttosto che uno omeopatico. Se non fosse che i farmaci omeopatici alle volte costano MOLTO di più dei farmaci classici (es. un ipnotico benzodiazepinico <a href="http://www.farmaplanet.it/farmacodetail.asp?minsan=028445031">qui</a> costa 4,60€, mentre uno omeopatico <a href="http://www.labosalute.com/anti-tensione/Insonnia-Omeopatia.asp">costa tre volte tanto</a>; ma è un esempio a campione: immagino che per tantissimi altri farmaci valga il principio inverso). Nel 2009 l’industria omeopatica, solo in Europa, ha fatturato la bellezza di <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/blog/grubrica.asp?ID_blog=281&amp;ID_articolo=23&amp;ID_sezione=646&amp;sezione=">1,09 miliardi di Euro</a> e la stragrande maggioranza di studi che dichiarano di provare gli effetti dell’omeopatia sono finanziati dalle industrie stesse. Insomma, se Big Pharma è un mostro, Little Homoey non è un agnellino.</p>
<p><strong>C’è un fatto incontrovertibile: i medicinali classici hanno effetti collaterali, i farmaci omeopatici no</strong>. Questo non è una prova a favore dell’omeopatia. A dire il vero è più un invito ad evitare l’assunzione di farmaci quando non sia strettamente necessario. Condivido quest’invito. Il fatto che non abbiano effetti collaterali, è solo una prova che l’acqua sia innocua per la nostra salute.</p>
<p><strong>Mio cugino ha provato tutta la vita a curarsi da un herpes fastidioso con i farmaci normali e non ci è mai riuscito: con un farmaco omeopatico ha risolto in meno di un mese: è un miracolo? Come la mettiamo? </strong> Premetto che un farmaco omeopatico può curare. E lo fa scientificamente. Solo che la cura non è dovuta al principio attivo diluito un miliardo di volte, ma è dovuto all’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Placebo_(medicina)">effetto placebo</a>, un fenomeno studiato migliaia di volte e ampliamente dimostrato.</p>
<p><strong>Non sono soddisfatto: l&#8217;omeopatia esiste, è dimostrata e funziona.</strong> Non ho prove che confermino quello che tu dici: se ne hai, mostramele che ne discutiamo assieme.</p>
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		<title>Nasce PSIta.it &#8211; Elenco gratuito di psicologi italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 10:05:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Torsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.psita.it/wp-content/themes/directorypress/thumbs/logo.jpg" alt="psicologi italiani"  width="321" height="100"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psita.it/wp-content/themes/directorypress/thumbs/logo.jpg" alt="psicologi italiani"  width="321" height="100"/></p>
<p><a href="http://www.psita.it/">PSIta.it</a> è un sito che permette a tutti gli psicologi italiani di inserire la propria scheda, in maniera TOTALMENTE GRATUITA, e dà la possibilità alle persone che cercano uno psicologo in una determinata regione o provincia di trovare quello che fa al proprio caso. Consente inoltre di inserire articoli, recensioni di libri e altro per pubblicare la propria voce e consentire alla psicologia di essere maggiormente conosciuta in tutto il Paese.<br />
Pubblicare e pubblicizzarsi non solo è gratuito, ma ho cercato di renderlo il più semplice ed intuitivo è possibile: l”organizzazione delle schede consente un rapido e pratico occhio sullo studio e le sue attività, permettendo al professionista di servirsi del sito come proprio biglietto da visita. Gli URL (o indirizzi), ad esempio, sono del tipo: psita.it/nome-cogmome, molto utili da comunicare a terzi o da inserire nel proprio biglietto da visita.<br />
Ho cercato di creare, insomma, un prodotto pratico e utile per chi, come me, ha la necessità e l’esigenza di farsi conoscere e di far conoscere la propria opera e la propria professionalità. Come potete vedere dal logo, il prodotto è ancora in fase BETA e ciò significa che è in continuo miglioramento. Aspetto consigli, suggerimenti e quant’altro per far sì che PSIta.it sia non solo una vetrina, ma vero e proprio punto di riferimento della psicologia in Italia.</p>
<p>Vai al sito: <a href="http://www.psita.it/">http://www.psita.it/</a></p>
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		<title>Googlandia</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 08:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Torsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/power-google-big-brother.jpg" alt="google big brother" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/power-google-big-brother.jpg" alt="google big brother"  width="475" height="438"/>Uso <strong>Google </strong>come motore di ricerca, <strong>Chrome </strong>come browser, <strong>Gmail </strong>per la posta e <strong>Reader </strong>per i feeds. Da un po&#8217; di tempo ho iniziato ad usare <strong>Docs </strong>per avere sempre a portata di mano ciò che scrivo. Senza calcolare che <strong>Maps </strong>per me è uno strumento imprescindibile. </p>
<p>Ovviamente uso <strong>Adsense </strong>per la pubblicità e <strong>Adwords </strong>per promuovere le mie attività. </p>
<p>Non oso immaginare cosa succederebbe se a Mountain View dovesse piovere&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La fine delle librerie indipendenti o libri un po&#8217; meno costosi?</title>
		<link>http://www.winnicott.it/blog/la-fine-delle-librerie-indipendenti-o-libri-un-po-meno-costosi</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 17:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Torsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Legge sul prezzo del libro]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2010/09/legge-libro.jpg" alt="" title="legge libro" width="300" height="212" class="alignleft size-full wp-image-415" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La legge sul prezzo del libro</strong><br />
<a href="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2010/09/legge-libro.jpg" rel="lightbox[413]"><img src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2010/09/legge-libro.jpg" alt="" title="legge libro" width="300" height="212" class="alignleft size-full wp-image-415" /></a>Ultimamente si assiste all&#8217;ennesimo <a href="http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/">piagnisteo</a> di una sparuta minoranza dell&#8217;editoria italiana (<a href="http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/about/">i mulini a vento</a>) contro la legge che regolarizzerebbe il prezzo dei libri (&#8220;<a href="http://www.libraitaliani.it/images/Disegno_di_Legge_2281_Levi_-_Senato.pdf">legge Levi</a>&#8220;).</p>
<p><strong>Cosa lamentano, questi 6 soggetti?</strong><br />
Che questa legge sul prezzo del libro &#8220;stabilisce un tetto agli sconti sui libri del 15% (sconto assai più alto di quello previsto da quasi tutte le leggi europee analoghe), ma questo tetto apparente viene poi smentito dalla possibilità per qualsiasi editore di fare tutte le promozioni che vuole, della durata di un mese, per undici mesi all’anno [...] Questa legge libera, in pratica, il prezzo del libro&#8221;. </p>
<p><strong>Cosa c&#8217;è di male?</strong><br />
Secondo loro liberare il prezzo del libro praticando sconti &#8220;selvaggi&#8221; equivarrebbe a far chiudere tutte le piccole librerie a favore della grande distribuzione. Sarebbe anche un danno agli editori indipendenti.</p>
<p><strong>In che modo?</strong><br />
Secondo la loro opinione gli editori indipendenti non possono permettersi quegli sconti e le librerie indipendenti non lo otterrebbero proprio.</p>
<p><strong>Questo è certamente ingiusto!</strong><br />
Un momento. Gli editori indipendenti non vendono gli stessi libri delle grandi case, per cui il fatto che non possano permettersi quegli sconti è ininfluente, visto che vendono prodotti diversi. E spesso molto più costosi, aggiungo io. Sulla questione che le librerie indipendenti non otterrebbero gli stessi sconti di quelle della grande distribuzione, Marco Polillo, il Presidente dell&#8217;Associazione Italiana Editori <a href="http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/legge_sul_prezzo_libro_polillo_aie220910.html">si è affrettato a precisare</a> che &#8220;una promozione non è altro che una modifica del prezzo di copertina: se il principio generale specifica che è l’editore ad avere la facoltà di fissare il prezzo di un libro, mi pare evidente che abbia l’analoga facoltà di modificarlo al rialzo come al ribasso. L’importante è che non operi discriminazioni tra le librerie&#8221;.</p>
<p><strong>Porta acqua al suo mulino?</strong><br />
Beh, la AIE rappresenta 420 editori: non credo che siano tutti della GDO. Altrimenti non ci sarebbe neppure questo problema.</p>
<p><strong>E i librai che dicono?</strong><br />
Sono contenti! L&#8217;Associazione Librai Italiani <a href="http://www.libraitaliani.it/component/content/article/94-politica/179-legge-libro-la-camera-approva-ora-tocca-al-senato-.html">non sta più nella pelle</a>: “Abbiamo superato un’altra tappa importante – afferma Paolo Pisanti, presidente dell’Associazione librai italiani di Confcommercio-Imprese per l&#8217;Italia – <strong>questa legge contribuirà a riequilibrare un mercato sempre più dominato dai grandi editori proprietari di librerie online, di catena e principali fornitori della Gdo, un’anomalia tutta italiana</strong>. La legge aiuterà sicuramente i librai e le librerie indipendenti, favorendone il ruolo insostituibile di mediatori culturali e di promotori di libri e lettura a tutto vantaggio dei consumatori. Il dibattito sul tema ospitato dalla stampa negli ultimi giorni, ha messo in luce, con informazioni spesso incomplete e riduttive, le critiche di chi teme il cambiamento. Come presidente dell’Ali, libraio indipendente e conoscitore del mondo editoriale italiano voglio sottolineare che la maggior parte degli addetti ai lavori plaude all’approvazione di questa legge, attesa per anni, frutto di un accordo mediato lungo e difficile”.</p>
<p><strong>Ma allora cosa vogliono questi sei?</strong><br />
Far pagare un prezzo maggiore per i libri ai già pochi lettori italiani e avere i margini di guadagno giusto per avere profitto e non chiudere.</p>
<p><strong>E a me cosa interessa?</strong><br />
In linea di principio poco. In Italia, <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20100512_00/testointegrale20100512.pdf">secondo l&#8217;Istat</a>, il 45% della popolazione oltre i 6 anni (circa 25 milioni) legge almeno un libro all&#8217;anno, ma nel dettaglio solo il 15% ha letto più di 12 libri. </p>
<p><strong>E&#8217; poco?</strong><br />
Beh, vuol dire comunque quasi 2 milioni di italiani che comprano almeno 10 libri l&#8217;anno. Ogni anno, sempre secondo l&#8217;Istat (<a href="http://culturaincifre.istat.it/sito/Pubblicazioni/prod_libraria_2007.htm">2007</a>), si pubblicano circa 60.000 libri, per una tiratura di circa 250.000. Il pubblico ci sarebbe, quindi: il problema è l&#8217;eccessiva frammentazione.</p>
<p><strong>Eccessiva?</strong><br />
Dei 60.000 libri pubblicati ogni anno, più della metà sono prime edizioni, libri inediti, insomma. Questo significa che si pubblica un libro inedito ogni 4 ore. </p>
<p>Sembra, poi, che per essere un&#8217;attività lucrosa, un libro deve vendere mediamente almeno 2000 copie. E, cifre alla mano, è una realtà distante per la stragrande maggioranza delle pubblicazioni (per i piccoli editori, ad esempio, la media è di 1800 copie <em>di tiratura</em>).</p>
<p><strong>Ma torniamo alla proposta di vietare lo sconto selvaggio: perchè, dunque, mi danneggia?</strong><br />
Perché porterebbe molti editori forti a poter attuare politiche di prezzo più aggressive rispetto ai piccoli editori, che soccomberebbero e sarebbero destinati a chiudere, con conseguente abbattimento del numero di libri (e di autori) pubblicati. </p>
<p><strong>Ma io non leggo un libro ogni 4 ore. Ho anche una vita.</strong><br />
Molti, quasi tutti, pensano che si pubblichino troppi libri in Italia e che non ci sia il giusto filtro. Il diritto ad esprimere la propria opinione è sacrosanto. Di meno è quello di vederla pubblicata, distribuita ed esposta su una mensola. Quello dovrebbe essere appannaggio delle opinioni migliori. E poi ci sono i blog e internet che ti permettono di poter esprimere a zero euro. Così la distribuzione del tuo pensiero non è più legata a niente.</p>
<p><strong>La libreria, dunque, è obsoleta?</strong><br />
Io, ad esempio, non riesco a leggere troppo su un monitor. E sono troppo affezionato al sottolineare e scrivere e mie riflessioni sul bordo delle pagine. Ma è un lusso che mi costa qualche migliaio di euro l&#8217;anno. Risparmiare non mi dispiace certo.</p>
<p><strong>Cosa vogliamo dire, in definitiva, a quelle librerie e quegli editori che vogliono aumentare il prezzo di copertina dei libri?</strong><br />
Come tutte le attività di commercio, finché c&#8217;è richiesta vivranno. Quando i loro ricavi saranno troppo bassi, faranno la fine dei videonoleggi. Pestare i piedi perchè i dinosauri tornino sulla terra porterà loro solo una morte più dolorosa. Meglio evolversi. </p>
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		<title>Dissuasori di velocità intelligenti</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 13:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Torsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immagini]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2010/09/c1main.illusion.preventable.ca_.jpg"><img src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2010/09/c1main.illusion.preventable.ca_.jpg" alt="" title="illusione velocità" width="416" height="234" class="alignleft size-full wp-image-409" /></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2010/09/c1main.illusion.preventable.ca_.jpg" rel="lightbox[408]"><img src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2010/09/c1main.illusion.preventable.ca_.jpg" alt="" title="illusione velocità" width="416" height="234" class="alignleft size-full wp-image-409" /></a></p>
<p>C&#8217;è da dire che, però, dopo un po&#8217; ci si abitua a schiacciare bambine&#8230;</p>
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		<title>Arte, critica e code di pavone</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 16:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Torsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2010/08/15_pavone_picc.jpg"><img src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2010/08/15_pavone_picc.jpg" alt="" title="Pavone" width="251" height="251" class="alignleft size-full wp-image-405" /></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2010/08/15_pavone_picc.jpg" rel="lightbox[403]"><img src="http://www.winnicott.it/wp-content/uploads/2010/08/15_pavone_picc.jpg" alt="" title="Pavone" width="251" height="251" class="alignleft size-full wp-image-405" /></a>La femmine di pavone sono esseri curiosi. Scelgono il partner sessuale osservando la dimensione e i disegni contenuti su un&#8217;appendice posta all&#8217;estremità del corpo del maschio. </p>
<p>Serve a volare meglio? Serve a sfuggire meglio ai predatori? A nutrirsi meglio? No, eppure <strong>alle femmine piace</strong>, e se non hai la coda abbastanza lunga e con disegni adeguati, le tue speranze di riproduzione sono ridotte al lumicino. </p>
<p>Un&#8217;appendice così ingombrante richiede una forza e una velocità maggiore per sfuggire ai predatori e comporta un consumo calorico superiore. <strong>Una bella fregatura</strong>, insomma. </p>
<p>Se non fosse che un biologo israeliano, <strong>Amotz Zahavi</strong>, ha presentato una teoria secondo la quale è proprio il fatto che sia scomoda, costosa e, in definitiva, un handicap, a rappresentare un segnale <em>oggettivo </em>di buon patrimonio genetico: nonostante quella caratteristica sfavorevole, insomma, il pavone sopravvive. Quindi quello con la forma più sfavorevole deve avere un patrimonio genetico migliore e vivere più a lungo.</p>
<p>Ogni specie ha bisogno di escogitare segnali rapidi e facilmente comprensibili per trasmettere messaggi quanto più è possibile <strong>oggettivi</strong>. La comunicazione tra individui, altrimenti, sarebbe estremamente difficile.</p>
<p>Ma l&#8217;uomo ha ancora bisogno di questi segni? Visto che abbiamo oltre il 98% di patrimonio genetico in comune con le altre grandi scimmie antropomorfe (che non conoscono il linguaggio, comunque), anche noi ci serviamo di <strong>segnali rapidi ed arbitrari per comunicare</strong>. Sono messaggi che probabilmente neppure passano per entrambi gli emisferi e che si fermano ad un livello pre-conscio. </p>
<p>E&#8217; per questo che godiamo infinitamente di attività come la poesia, il cinema, la pittura senza neppure conoscerne il motivo: ci comunicano in maniera profonda, viscerale, un messaggio che non comprendiamo fino in fondo. Ma ci piace.</p>
<p><strong>Esistono criteri oggettivi, specifici, per approcciarsi all&#8217;arte?</strong> D&#8217;altra parte un dipinto segue delle leggi fisse ed immutabili che prevedono un colore, una superficie ed una forma. Ma le possibilità di combinare questi tre aspetti sono pressoché infiniti. L&#8217;unico criterio per giudicare un&#8217;opera resta, dunque, la <strong>concordanza emozionale</strong> che si interpone fra oggetto di osservazione ed osservatore.</p>
<p>Quanto più il rapporto è stretto, maggiore sarà il gradimento per l&#8217;opera. Viceversa sarà solo artigianato o, peggio ancora, pessima arte. </p>
<p>E&#8217; qui che a <strong>critica </strong>si inserisce e stravolge le regole: indicandone le origini e discernendone i significati, immette lo spettatore in un percorso ermeneutico definito e delineato, instradandone, quindi, il gusto.</p>
<p>Ed ecco che si cominciano a formare i primi <strong>criteri oggettivi</strong>, non più perchè richiamano <em>effettivamente </em>una superiorità specifica, quanto piuttosto, come le code di pavone, diventano veicoli di messaggi arbitrari ma definibili da chiunque con la giusta preparazione. </p>
<p><strong>La critica serve o svia?</strong> Nessun&#8217;attività dell&#8217;animo umano può mai essere superflua. Io sostengo da sempre che la critica può raggiungere essa stessa i crismi dell&#8217;arte, perchè può toccare con faciltà le corde emozionali di chi ne fruisce. Educata, colta, irrispettosa, può smuovere le acque e costituire percorso a sè stante di accrescimento. Ma non può &#8211; e non deve! &#8211; indicare LA strada. Può tuttalpiù definire un percorso, aiutare ad allacciare le scarpe.</p>
<p>Poi il viaggio, come sempre, lo deve fare il fruitore. Con i propri, miserabili e capricciosi, criteri soggettivi. Grazie al cielo.</p>
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		<title>Lost e la superstizione</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 09:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Torsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Lost]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.jsu.edu/depart/psychology/sebac/Lab-People/jpeg/chamber1.jpg" alt=""  width="360" height="416"/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://img155.imageshack.us/img155/912/immaginerk.png" alt="lost rock"  width="500" height="283"/></p>
<p>Ci ho messo un po&#8217; di tempo per digerire il <strong>polpettone della sesta stagione</strong>, degna chiusura di un pasto lungo oltre 100 portate. Ho impiegato più del necessario perché sono stato innocentemente spodestato dal mio trono della conoscenza per essere catapultato sul palco della fede, dove tutto può succedere e tutto può essere, se c&#8217;è il cuore, se c&#8217;è <strong>l&#8217;amore</strong>.</p>
<p>Elaborato il lutto della fine e dell&#8217;<strong>idealizzazione del defunto</strong>, ecco che riemergono tutti i suoi difetti, i suoi nei, quel carattere furbetto ma inconcludente che lo rende sicuramente <a href="http://www.bol.it/libri/Carattere-nevrosi./Claudio-Naranjo/ea978883401227/">un 7</a>, un brillante ciarlatano.</p>
<p>L&#8217;isola, i misteri, le ruote, le <strong>statue egizie</strong>, i viaggi nel tempo, mai spiegati, forse accennati, decisamente insufficienti. Eppure era ciò che ci aveva convinti a seguire la serie. </p>
<p>La mitologia, dunque, accantonata per fare spazio ai personaggi. <strong>E che personaggi</strong>: truffatori, boccaloni, imbroglioni, sicari, assassini. Tutti infelici ma tutte, in fondo, brave persone. </p>
<p>Quello che certamente colpisce è, però, la direzione pressoché casuale che controlla i loro movimenti, le loro azioni, i loro comportamenti. Andiamo via dall&#8217;isola, torniamo sull&#8217;isola, facciamo esplodere una bomba atomica, <strong>colleghiamo una ruota con acqua e luce per andare via dall&#8217;isola</strong>, moriamo per evitare che il male si diffonda, facciamo quello che ci dice un tizio anche se non l&#8217;abbiamo mai visto. E tanto ancora.</p>
<p><img src="http://www.jsu.edu/depart/psychology/sebac/Lab-People/jpeg/chamber1.jpg" alt=""  width="360" height="416"/></p>
<p>Agli occhi di uno spettatore, pure tutt&#8217;altro che onnisciente, sembrano azioni quasi folli, al limite del ridicolo, senza dubbio frutto di cattiva scrittura. Eppure alla mia mente non può che venire in mente l&#8217;esperimento dei <strong>piccioni di Skinner</strong>. Non mi annoio scrivendo la favoletta e la riassumo così: lo sperimentatore dava del cibo casualmente a dei piccioni rinchiusi in una gabbia. Questi credevano di aver attuato qualche comportamento grazie al quale questo cibo comparisse, e ripetevano questo comportamento oltre i limiti dell&#8217;assurdo per avere più cibo (allungavano il collo, correvano lungo la gabbia, facevano un giro su sé stessi per poi appollaiarsi, etc.). Non a caso Skinner intitolò il suo articolo &#8220;<strong>Superstition&#8217; in the Pigeon</strong>&#8220;: queste simpatiche bestioline si comportavano in maniera non molto dissimile dalle tribù americane che danzavano per far piovere.</p>
<p><img src="http://www.cittadinirovereto.it/diario/wp-content/uploads/2009/01/danza-della-pioggia.jpg" alt=""  width="500" height="344"/></p>
<p>Come si comportano, dunque, delle normali persone con un grado di scolarizzazione medio-basso alle prese con mostri di fumo, isole non rintracciabili, morti che resuscitano e quant&#8217;altro? Semplice: <strong>in maniera caotica</strong>, irrazionale, disorganizzata. In maniera, cioè, superstiziosa, nella quale lo &#8220;<em>I was supposed to be</em>&#8221; diventa legge e lo &#8220;<em>has to be you&#8221;</em> è scritto nelle stelle.</p>
<p>Si comportano, dunque, in maniera non troppo diversa dagli studenti di <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1348309/">Koichi Ono</a> che, in un esperimento simile a quello di Skinner, ballavano, saltavano e sbattevano i pugni sulla scrivania per ottenere più punti è possibili. Punti, nemmeno a dirlo, dati casualmente. </p>
<p><strong>Nessuno sa niente, ma tutti fanno qualcosa</strong>, perché è questa l&#8217;unica forma di controllo data a l&#8217;uomo nei confronti di forze inestricabili. Per cui, almeno per quanto concerne il comportamento irrazionale dei protagonisti, non prendetevela con Lindelof e Cuse, perchè non è colpa loro. E&#8217; colpa di Dio, o della Natura Umana, o della combinazione atomica di carbonio. </p>
<p>Fate voi.</p>
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