Dischi del 2009

Voto Artista Titolo del disco Commento
6,6 Branford Marsalis Quartet Metamorphosen Un disco che dà il meglio di sè nei toni tenui, lenti, romanticamente melanconici. Quando vuole, sa essere estremamente profondo.
6,6 Bill Callahan Sometimes I Wish We Were an Eagle Posato, profondo, ma con un’aura di leggerezza che ne illumina tutti gli angoli più remoti.
6,4 Do Make Say Think Other Truths Pregevole ricostruzione del tempo perduto. Un flashback di un ricordo che prende forma e si modifica momento dopo momento. Un disco che si può ascoltare ad libitum.
6,3 Wilco Ashes of American Flags Raggiante costruirsi di un suono poco imbrigliato.
6,2 Mumford & Sons Sigh No More Mirabile dimostrazione di come arrangiando suoni estremamente semplici con la giusta contrapposizione di vuoti e pieni, il prodotto finale può essere più che coinvolgente.
6,2 Dan Auerbach Keep It Hid Giocoso e incisivo bussare continuamente al citofono della vita. E scappare.
6,1 DM Stith Heavy Ghost Divertente girandola di suoni malinconici che si risolvono in rivoli di caotico nulla.
6,1 Mono Hymn to the Immortal Wind Lividi di vita che scorrno via come piume posate sulla pelle.
6,0 Justin Townes Earle Midnight at the Movies Carrozzella di suoni che si porta in avanti con lieve e giocosa armonia. Divertissement ben speso.
6,0 The Boxer Rebellion Union Gaudente digestione di suoni semplici innaffiati fino ad essere amplificati con gusto.
5,9 A Place To Bury Strangers Exploding Head Un bel disco con un finale fiacco. Non riescea reggere il climax per tutta la sua durata. Pianta semi che non cresceranno mai.
5,9 Blackout Beach Skin of Evil Petrosa ricostruzione di cocci.
5,8 And Also the Trees When the Rains Come Di una cupezza che spesso affascina, a volte stona. Deve decidersi se vuole avere corpo o spazio: entrambi non ci riesce.
5,7 Future of the Left Travels With Myself and Another Vivido ma evanescente quadretto a tinte troppo tenui. Una maggiore profondità cromatica l’avrebbe reso un capolavoro.
5,4 Atlas Sound Logos Lascivo quel poco che basta, incisivo meno di quanto basti.
5,2 The Twilight Sad Forget the Night Ahead Cupa ma efficace rivisitazione di rabbia giovanile del ventunesimo secolo: nichilismo quasi disperato. Forse è per quel quasi di troppo che non si riesce mai a raggiungere un climax adeguato.
5,0 Sonic Youth The Eternal Divertente ed effervescente opera senza troppi fronzoli. Semplice, alle volte banale, ma leggera.
5,0 Bonnie ‘Prince’ Billy Beware Lavoro di fino per arrivare lì dove vuole. La scarsa naturalezza, però, fa andare il prodotto a male.
5,0 Burning Hearts Aboa Sleeping Spumeggiante concerto poppico con molto rumore e poca sostanza, ma anche gradevole.
4,9 Fanfarlo Reservoir Eterogeeo pompaggio sonoro al quale manca una visione d’insieme che ne delinei una forma e non lo renda una pura e semplice – seppur composita – serie di suoni.
4,9 Dinosaur Jr. Farm Un disco che serve da solida base, ma che non riesce ad emergere nè a tuffarsi verso il cuore e resta solo una superficie.
4,9 Alela Diane To Be Still Alti e bassi di una strascicante litania che sa regalare momenti piacevoli
4,8 The Horrors Primary Colours A volte gotico, a volte tetro, altre volte ammiccante. Un prodotto che finisce con l’avere tanto suono e poca personalità. Lezione di stile.
4,7 Animal Collective Merriweather Post Pavilion Messa di coriandoli lucenti che riflettono false speranze.
4,6 Nostalgia 77 Nostalgia 77 Sessions feat. Keith & Julie Tippett Va bene il ritmo suadente, va bene le proboscidate per alzare la tensione, ma c’è un cattivo odore di chiuso che non riesce proprio a svanire.
4,6 Armia Der Prozess Quando è potente e incisivo è un grande disco. Quando è moscio e ripetitivo è insopportabile.
4,3 John Frusciante The Empyrean Buone idee affogate in un mare di modesta mediocrità.
4,2 The Felice Brothers Yonder Is the Clock Momenti di intensa liricità intervallati da troppi passaggi a vuoto che trasmettono pesantezza senza profondità.
4,2 Barzin Notes to an Absent Lover Passi di momenti commoventi ed intensi ma perpetuati troppo a lungo fino a che non si trasformano in un unico, piatto lamento.
3,9 Fever Ray Fever Ray Pesanti discorsi sulla noia.
3,8 The Gathering The West Pole Un gusto troppo melodrammatico ed enfatico non supportato dalla corretta base emotiva.
3,8 Antony & The Johnsons The Crying Light Pathos senza passione: etimologiamente insopportabile.
3,7 Horace Andy & Ashley Beedle Inspiration Information Il continuo rimbalzare di suoni è di certo rassicurante, ma dopo poco ci si stanca a giocare sempre con lo stesso gioco.
3,7 My Latest Novel Deaths and Entrances La mancanza di contenuti mascherata con rara abilità riempendo l’aria di suono. Fine a se stesso, ma meglio di nulla.
3,6 Editors In This Light and on This Evening Forzature eccessive che sembrano davvero incongruenti con la potenza del suono; quando arriva.
3,6 The Antlers Hospice Un lamenticcio rigurgitante di se stesso.
3,6 Hurt Goodbye to the Machine Potenza, buone intuizioni, poca struttura.
3,6 Amesoeurs Amesoeurs Frequenti ammiccamenti che rendono un’opera, alla fine, un’operetta.
3,6 Manchester Orchestra Mean Everything to Nothing Buoni gli intermezzi più pesanti che danno solidità all’opera. Peccato siano solo intermezzi, perchè quello che vanno a riempire sono solo riffettini scadenti.
3,5 Thursday Common Existence A lungo andare il ruggito di un vecchio leone può anche sembrare semplicemente un colpo di tosse.
3,3 Scandinavian Music Group Palatkaa Pariisiin! Veloce e monotona epica neoromantica.
3,2 Buddy & Julie Miller Written in Chalk Pochi suoni, organizzati senza fare troppo danno, sempre lucidi, poco risolutivi.
3,0 Andrew Bird Noble Beast Un disco che ha la scellerata capacità di trasformare quasi ogni tema in una subdola pantomima onca.
2,9 Vienna Teng Inland Territory Patetiche repliche di sentimenti raccontanti e non sentiti. D’effetto, ma vuoto.
2,9 Wobbler Afterglow Rane frogghesi che si rincorrono per sempre senza mai arrivare a toccarsi.
2,8 Return to Forever Returns Noiosa passeggiata per i soliti vicoli.
2,8 Iron and Wine Around the Well Un momento di riflessione che manca, però, di qualcosa su cui riflettere.
2,8 Ramblin’ Jack Elliott A Stranger Here Una raccolta di prevedibili tiritere con poche note piacevoli.
2,8 Grizzly Bear Veckatimest Deboli spennellate che raramente riescno ad elevarsi oltre l’imbiancata
2,7 Soap&Skin Lovetune for Vacuum Momenti di morte in creatività, intervallati da troppe pause di rimuginazione.
2,6 Phoenix Wolfgang Amadeus Phoenix Movimenti stereotipati che non tolgono nè aggiungono nulla. Arredamento poco costoso.
2,6 The Pains of Being Pure at Heart The Pains of Being Pure at Heart Colla psichedelica a flebile presa.
2,6 Phosphorescent To Willie Si può continuare a giocare per sempre attorno a quel palo o uscire di lì. La prima opzione, per, è esercizio di sterile vita.
2,5 Nico Muhly The Reader Superficiale viandare senza una meta significativa.
2,4 The Big Pink A Brief History of Love Non c’è nulla ce porti avanti il suono, se non il suono stesso. Ne esce fuori un disco stanco e monotono.
2,4 Codeine Velvet Club Codeine Velvet Club Arrangiamenti eccessivamente coraggiosi che non riescono a coprire la mancanza di idee.
2,4 Kevin Devine Brother’s Blood Motivetti tirati troppo alla lunga. Concetti trattati davvero troppo male.
2,4 M. Ward Hold Time Poche imbeccate, ancora meno di valore.
2,4 Alicia Keys The Element of Freedom Un continuo alternarsi fra banalità e cose semplicemente mediocri.
2,4 Bat For Lashes Two Suns Compassata processione di suoni di diversa provenienza ma di dubbia validità.
2,4 Laura Gibson Beasts of Seasons Un disco che soffre in maniera eccessiva di un piattume diffuso.Sfiora i contenuti senza mai affondarci davvero le mani e spreca un sacco di fiato per dire nulla.
2,3 Jason Lytle Yours Truly, the Commuter Il noioso giocare al rimpiattino in un’inutile domenica mattina.
2,2 William Basinski 92982 Il rintuppare insidioso del rumore di fondo metropolitano. Che resta tale.
2,2 Sleepy Sun Embrace Il suono che cerca di convincerti con la suadenza perche non può essere sincero. Altrimenti dovrebbe tacere.
2,2 Mark Kozelek Lost Verses Live Inconsistenti ed insistenti rintocchi di campana.
2,2 King Creosote Flick the Vs Quattro note, messe in fila, per un easy-listening di poco disturbo.
2,0 Prince Lotusflow3r Pacchianata dispersiva.
2,0 Tara Jane O’Neil A Ways Away Strascinante e forzato spazzar via la polvere con un raschietto: il risultato è insoddisfacente e la fatica è mostruosa.
2,0 The Derek Trucks Band Already Free Baracche ricostruite così tante volte da essere sempre le stesse.
2,0 J. Tillman Vacilando Territory Blues La pesantezza dei tempi andati.
1,8 Eilen Jewell Sea of Tears Un mare di noia, lagne cadenti e nessuna speranza di vita.
1,6 PMMP Veden varaan Un disco che ama sognare di scenari fantastici a dir poco ingenui. Fa tenerezza.
1,5 Cheap Trick The Latest Motivetti imposti con la forza, ma di scarso spessore.
1,5 The Dirty Projectors Bitte Orca Pot-pourri scomoda e disordinata di suoni di certo non memorabili.
1,4 Long Distance Calling Avoid the Light Fibroso insistere su stilemi fini a sè stessi.
1,3 The Decemberists The Hazards of Love Un coacervo di suoni abbastanza modesti e spesso molesti.
1,3 Loney, Dear Dear John La velocità è la superficialità che prende il sopravvento sugli affetti.
1,3 Muse The Resistance Pioggerellina di suoni che bagnano le orecchie con il fastidio tipico della pioggerellina.
1,2 Eskimo Joe Inshalla Terribile tiritera di suonicini senza verve.
1,2 The Thermals Now We Can See Un suono troppo sforzata che finisce con l’essere una di quelle sparate adolescenziali che finiscono con poca gloria.
1,2 J. Tillman Year in the Kingdom L’insopportabile star fermo dell’inettitudine: muovi il culo e fatti una vita!
1,2 Joe Bonamassa The Ballad of John Henry I graffietti di un gattino che non sa esprimersi altrimenti.
1,2 De Staat Wait for Evolution Prosopopaico e pleonastico slancio affettivo.
1,2 Great Lake Swimmers Lost Channels Il ventre molle della noia.
1,2 Asriel Unveil Canzoni che hanno dalla loro solo il respiro di una cupa spenzieratezza. Poco convincente.
1,2 Mark Olson & Gary Louris Ready for the Flood Così poco da rasentare il nulla.
1,1 Panzerballett Hart Genossen von Abba bis Zappa La messinscena di un’opera plastificata con l’aggravante della ricerca ossessiva del suono omofobico.
1,1 Alva Noto Xerrox Vol. 2 Rintocchi infiniti di un momento che non è neanche così significativo.
1,1 The Answer Everyday Demons Il barboso schiacchiare sull’acceleratore e decelerare senza motivo.
1,1 Solar Fields Movements Deboli soffi di nulla.
1,0 Woods Songs of Shame Infinitesimali sbadigli superficiali e vuoti.
0,9 Super Furry Animals Dark Days / Light Years Goffa messinscena in maschera: imbarazzante.
0,8 Danton Eeprom Yes Is More Poco più di un soundcheck: la vera musica sembra non arrivare mai, e quando lo fa è in netto ritardo.
0,8 Jens Unmack Dagene løber som heste Patetico senza essere profondo; melodrammatico senza essere efficace.
0,8 Neko Case Middle Cyclone Uno di quei dischi pop da ficcarsi direttamente una pallottola in testa. Per pressione.
0.7 Uochi Toki Libro audio Colli rotti di bottiglie molto fini
0,7 Bad Habit Above and Beyond Patetici gorgheggi di sentimenti amplifiati fino all’inverosimile.
0,6 Steve Roach Dynamic Stillness Stasi controllata e riproposta in tutte le salse
0,6 Bob Dylan Together Through Life Patetiche e banali canzoncine che non aggiungono proprio nulla alla noia.
0,6 Doves Kingdom of Rust Collana di suoni terribilimente imbarazzante da indossare.
0,6 From Monument to Masses On Little Known Frequencies Lo scorrere del tempo con del suono dentro. Del suono qualsiasi, intendo.
0,6 These Green Eyes Relapse to Recovery Il graffio di un gatto. Di pezza.
0,4 Gazpacho Tick Tock Trascinato senza essere trascinante, cupo senza essere trasognante: noioso.
0,3 Pure Reason Revolution Amor Vincit Omnia Elettropoppismi della peggior sonnolenza: poca fantasia, stupisce per banalità.