Cos’è la memoria?
Con il termine memoria, ci si riferisce a meccanismi interconnessi ma molto differenti collegati con l’elaborazione, il mantenimento ed il recupero dell’informazione.

Quanti tipi di memoria esistono?
Una comune distinzione dei diversi tipi di memorie, giunge negli anni ’60 dal modello modale della mente teorizzato da Atknson e Schiffrin, secondo cui la memoria consta di tre magazzini specifici: un magazzino a lungo termine, un magazzino a breve termine e una memoria sensoriale. Ogni magazzino occupa una funzione molto specifica ed è dotato di una propria capacita e durata.
1) La memoria sensoriale, specifica per ognuno dei sistemi sensoriali, trattiene una quantità di informazione molto limitata e per unità di tempo brevissime. La funzione di questa memoria è di conservare le informazioni quel tanto che basta per permettere ai meccanismi mentali inconsci di decidere se trasferirli o meno al magazzino successivo (la memoria a breve termine).
2) La memoria a breve termine (MBT o memoria di lavoro) è il comparto principale dell’elaborazione mentale, in quanto sede del pensiero conscio. E’ un magazzino di limitata capacità e di breve durata, nel quale l’informazione viene mantenuta per pochi secondi, per poi decadere. Esso riceve dati sia dalla memoria sensoriale che da quella a lungo termine.
La MBT è forata da tre componenti che interagiscono fra di loro: un circuito fonologico-articolatorio (riferito alla ritenzione di materiale verbale, e che ha una durata di circa 2 secondi); un taccuino visuo-spaziale (responsabile del trattamento dell’informazione visiva e spaziale); un esecutivo centrale (responsabile del coordinamento di tutte le attività mentali e dell’ingresso nella MBT delle informazioni provenienti dal magazzino sensoriale e dalla MLT).
3) La memoria a lungo termine (MLT) corrisponde alla nozione comune di memoria: in essa sono conosciute tutte le informazioni che una persona conosce. E’ la memoria più duratura (può conservare l’informazione per tutto l’arco dell’esistenza) e ha una capacità pressoché illimitata.

Gli aspetti della memoria che rientrano nell’organizzazione della memoria modale vengono definiti memoria esplicita (o dichiarativa, in quanto l’informazione può essere riferita a parole), mentre tutti gli altri vengono definiti memoria implicita. Della memoria esplicita fa parte la memoria episodica (o autobiografica), riferita ai ricordi delle proprie passate esperienze e la memoria semantica, comprendente tutte le informazioni apprese non direttamente collegate all’esperienza del soggetto (come, ad esempio, la conoscenza del significato delle parole). La memoria implicita, invece, consta delle informazioni apprese per condizionamento classico, della memoria procedurale (le abilità motorie, le abitudini, le regole implicite) e del priming, inteso come l’attivazione di informazioni presenti nella memoria a lungo termine a seguito di specifiche sollecitazioni sensoriali.

Come viene codificata l’informazione nella memoria a lungo termine?
L’informazione viene codificata nel magazzino a lungo termine tramite il processo della ripetizione di codificazione, perpetuato tramite strategie, fra le quali le più efficaci sono l’elaborazione, l’organizzazione e la visualizzazione.
Per elaborazione si intende il processo di riflessione profonda su un dato, il cui fine è la comprensione, non il ricordo, ma che produce tracce mnestiche molto profonde.
L’organizzazione è direttamente collegata con l’elaborazione, perché senza quest’ultima non si potrebbero creare i collegamenti giusti fra informazioni diverse. Le strategie di organizzazione più efficaci sono il raggruppamento e l’organizzazione gerarchica.
La visualizzazione è una strategia di associazione mentale di immagini visive.

Perché dimentichiamo?
Le teorie dell’oblio si dividono in tre classi:
1) Decadimento della traccia di memoria, si riferisce alla cancellazione fisico del ricordo dovuto ai processi metabolici del cervello.
2) Interferenza, dovuta al ricordo concomitante di dati diversi. Si distingue in proattiva, riferita all’interferenza dei vecchi dati che emergono sui nuovi, e retroattiva, quando il nuovo materiale appreso va a danneggiare il nuovo.
3) Impossibilità dell’accesso, in cui il dato è ancora fisicamente presente, ma quello che viene meno sono i meccanismi di recupero dello stesso.