lamento di portnoyIrriverente, ironico, autoindulgente, Lamento di Portnoy realizza in poche righe il sogno di una vita del proprio protagonista, erotomane ebreo poco giudeo che si lancia nel Nuovo Mondo come se fosse il secondo uomo a sbarcare dopo Colombo.

Lamento di Portnoy è il manifesto divertente di quanto la mancanza di cultura influisca nello sviluppo e nella formazione di un individuo. Cultura intesa come terra fertile sulla quale affondare le proprie radici e crescere con la consapevolezza di non cadere mai all’indietro. Alexander Portnoy sta cercando di mettere radici sul cemento, quel grosso e duro cemento che i propri genitori e la propria razza di appartenenza cercano di esportare in America ed i risultati, come prevedibile, sono poco soddisfacenti.

Protagonista di una <>, cerca di venirne fuori con i metodi di una contestazione giovanile che sta venendo fuori in tutta la sua sterilità. Scopando con le goy, ragazze non ebree, Alex viviseziona il ventre dell’America più europea e vi inserisce il suo speciale fluido corrosivo, come mancanza di rispetto per l’identità degli altri.

Su di lui, e solo su di lui, si deve concentrare il dato dell’esistenza. E’ in quest’egoismo portato alle estreme conseguenze che si consuma il ciocco romano, fulminante colpo di coda che lo liquefa in una miriade di sensi di colpa da contrappasso e che solo Israele può rimettere insieme. Se non ché, proprio in Terra Santa, Portnoy si dimostra il coglione che è, rimesso insieme a tal punto che gli viene meno la dilatazione del suo membro di conoscenza e, per l’ennesima volta, si trasforma in una barzelletta, ma non più ebraica, bensì umana.

Un libro divertente, aggressivo, schietto e fresco, anche se troppo didascalico.

Voto: 6,3


Articolo pubblicato il domenica, luglio 1st, 2007 alle 8:04 pm.
Categoria: Letteratura.

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