pastorale americanaFatti. Dati di fatto. Dati. Lascia che la lingua scivoli sul foglio di carta per dirle di smetterla.
– Smetti di sussurrarmi quello che già conosco e comincia ad urlarmi perché sono qui! Ricordami del tempo speso fra gli inchiostri di questi fogli. Lascia che dimentichi il fastidio di dover piegare continuamente il libro alla sua metà per non lasciarmi travolgere dalle pagine già lette. E poi stupiscimi!

Niente. Nessuna richiesta esaudita: solo una manica di ebrei nel loro esodo nel Nuovo Continente invecchiato, un esodo pieno di banalismi e di colpi di scena anestetizzati.

Troppe righe per spiegarmi quello che già so, troppo poche per dondolarmi nel non saputo. E se spreco la gran parte del mio tempo libero chino, non è certo per il piacere di svelare ancora, quanto in quello di svelarmi durante la lettura. Ma purtroppo quello che scopro lo sapevo già da molto più tempo di quanto ce ne sia voluto per viverlo, questo libro.

Alla fine questa Pastorale Americana, lungi dall’essere un brutto scritto, è solo una serie di puntini sospensivi su quanto ci si aspetta di essere e poi si finisce per essere. Irrimediabilmente.

Banale come una serie di nuovi stereotipi.

Voto: 5,6


Articolo pubblicato il domenica, giugno 10th, 2007 alle 11:24 pm.
Categoria: Letteratura.

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