Echoes

Quando mancano fantasia e vergogna…

I The Rapture si mettono a comporre un album che rappresenta una Settimana Enigmistica per l’ascoltatore più attento. Parlare di citazioni è riduttivo, qui si cerca la scopiazzatura sistematica e si cerca in tutti i modi di appoggiarsi da qualche parte. Si parte con “Olio” e risponde alzando la mano Robert Smith dei Cure. Con il secondo pezzo, “Heaven“, le chitarre cominciano a mostrare i denti, si inizia ad intuire la chiave dark/dance del disco, ma questa viene quasi subito spiazzata dalla successiva “Open Up Your Heart“, soffusa ballata semiriflessiva che ricalca i Television, ma comunque di buon spessore.

Dopodiché i The Rapture prendono il punk/new-wave e lo trasportano nel nuovo millennio, aggiungendo alle urla di sottofondo, alle chitarre rigide e scattanti, alla batteria a singhiozzo, una moltitudine di suoni sintetici e reinterpretandolo in chiave dance. “House Of Jealous Lovers” è più di un tributo ai Gang Of Four: è una canzone manieristica al limite della scopiazzatura più becera, così come anche la title track. Con “Sister Savior” si fiondano senza pudore con il ritmo elettronico del meglio degli anni ottanta, apparentemente senza alcuna remora. Per “Infatuation“, che chiude il disco, sarebbe ingeneroso accostare i Radiohead di “Life In A Glasshouse” e non lo farò.

Se volevano comporre un disco di influenze ci sono riusciti appieno, tanto che il sound che ne viene fuori non è nemmeno malvagio, ma pecca troppo, davvero troppo, di mancanza di spunti interessanti. Una raccolta di b-side ricomposte da una cover band. A livello di immagine non è un bel vedere…

Egoisti!

Voto: 3,5


Articolo pubblicato il giovedì, aprile 13th, 2006 alle 8:50 pm.
Categoria: 2000'.

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