L’esordio dei The Shins è una pappa precotta senza nerbo né carattere. Come i meno dotati dischi pop, al primo ascolto non dice assolutamente nulla, premuto da una forma semplice, circolare e acerba al punto giusto (in negativo, s’intende): ci si trova innanzi ad un album inconcludente, manieristico, noioso. Squallido teatrino per chi acchiappa il motivetto al volo e lo fa suo per guadagnare qualche pence (Brian Wilson componeva gli stessi motivetti e lo faceva 40 anni prima!).

Se la voglia di buttarlo non è troppo impellente, il cd continua a girare e già al secondo ascolto quello che sembrava semplice e scontato comincia a crescere. Si colgono meglio le sfumature, tutti i difetti precedentemente menzionati riemergono, ma in una luce un po’ diversa. Il disco batte su melodie anni sessanta (The Beach Boys i referenti principali), non inventa nulla, reinterpreta solamente un cliché già ultrabusato e come tale cresce ascolto dopo ascolto, quando le sonorità acquistano un po’ di familiarità.

La band nata dalle cenere dei Flake non ha assolutamente nulla da dare e, difatti, si lascia completamente adagiare sulla capacità recettiva di chi ascolta: Oh, Inverted World è un disco che se non fosse mai stato realizzato (bada: realizzato, non scritto!) avrebbe fatto un bel favore a tanti altri album che invece giacciono nel dimenticatoio perchè cercano, piuttosto, di donare qualcosa di proprio.

Mediocre!

Voto: 1.0


Articolo pubblicato il sabato, dicembre 10th, 2005 alle 1:32 am.
Categoria: 2000'.

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