Lateralus

I Tool sono, neanche a dirlo, uno dei gruppi più sopravvalutati della scena rock mondiale. Maynard James Keenan e compagni altro non sono che degli abili costruttori di un prodotto che ha davvero molto poco dell’artistico e molto più dell’artigianato spicciolo e a poco prezzo.

Dalla sua il gruppo statunitense ha la tecnica, che usa senz’alcuna cura parsimoniosa per la formazione di un prodotto tanto poco cerebrale da avvicinarsi molto alle proposte sexy della popstar peggio attrezzate. Ma non vi è una differenza sostanziale fra i due modi di porsi: se entrambi avanzano un coinvolgimento diretto dalle categorie più basilari e che necessitano dei minimi mediatori culturali per raggiungere un risultato degradante (dal punto di vista artistico) come l’attenzione, la differenza qualitativa fra i due disegni è impercettibile.

I Tool, alla stregua delle peggiori Britney Spears, mentono con la consapevolezza di farlo e la differenza fra i due livelli d’approccio musicale non è altro che la diretta discendenza del target al quale puntano. La musica del loro terzo disco, Lateralus, si discosta davvero poco dalle loro precedenti produzioni, il canovaccio invariato troneggia dall’alto della propria insipienza e la sfacciata quanto meticolosa mancanza di originalità regge sovrana ed imperturbata. La chitarra parte con la prima leggera sonda, tale operazione serve solo unicamente per permettere l’accumulo della tensione, frutto della conoscenza implicita che seguirà un crescendo inevitabile; i piatti cominciano ad accennare l’entrata in scena d’elementi nuovi, quando all’improvviso, come in uno dei peggiori horror di serie b, accade la scarica premeditata che lungi da avere forma ben riconoscibile, è assolutamente amorfa, anonima, senza alcun tratto distintivo se non la sua funzione. La musica dei Tool, appunto, non tratta se stessa come composizione, ma come effetto, il riguardo ispirativo è il meno rilevante, non serve ai fini della riuscita del lavoro.

Così come in un film porno la trama è tutt’altro che funzionale, ma è semplicemente un pretesto, altrettanto succede alle forme in successione di questo disco. Così come nei peggiori film horror l’esposizione è irrilevante alla riuscita dell’effetto sullo spettatore e la tensione è ottenuta artificialmente grazie all’azione di stereotipi stra-abusati, nello stesso identico modo si muovono le loro pellicole sonore. Sondaggio, scarica (dapprima in crescendo, poi in assestamento), nuovo sondaggio e nuova scarica con le stesse modalità precedenti. Ed è così che le canzoni cominciano a dilatarsi nel tempo, fondamentalmente poco legate alla variazione, ma indistinte dal loro ruolo. Lateralus è un b-movie dell’orrore che potrebbe andare avanti per anni senza alcun problema, è un porno le cui trame si mandano generosamente avanti veloce, è un cartone animato i cui fondali sono abbondantemente riproposti mentre Fred Flinstones insegue precipitosamente Barnie. Se ne potrebbe comodamente fare a meno.

Immaturo!

Voto: 0,5


Articolo pubblicato il martedì, aprile 11th, 2006 alle 11:49 pm.
Categoria: 2000'.

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