Pithecanthropus Erectus di Charles Mingus

Dalle caverne più remote esce fuori il Pithecanthropus Erectus. Apre gli occhi: dapprima stupito di essere vivo, diviene poi quasi da subito conscio della normalità del suo essere. E’ un ente predestinato ad un futuro migliore, eppure non se ne cura: trascorre la sua esistenza nell’hic et nunc della propria quotidianità e tanto gli basta. Vive e scopre man mano che prosegue il suo cammino, la sua vera identità: soddisfatta e malata.

Squisitamente visuale, questa musica di Charles Mingus può essere vista, osservata; le immagini si susseguono una dopo l’altra, hanno un filo logico, una storia, una trama. La musica di Mingus ha tutte le carte in regola per essere considerata alla stregua del cinema, nel suo susseguirsi di senso di immagini alle volte caricaturali, alle volte straordinariamente descrittive. Ma se c’è qualcosa che può segnare il punto di rottura con il cinema è la cura che viene posta nei dettagli meno significativi, dettagli che prendono corpo e hanno importanza solo in film di scopo (ad esempio nel cinema porno), quando nei blockbaster vengono sostanzialmente tagliati o mai girati perché dati per assodato.

Mingus non dà nulla per assodato: la sua è una storia di personaggi e della loro intima natura. E allora perché tagliare delle parti che riversano d’interesse? Quando noi la mattina ci svegliamo e senza pensieri andiamo a fare una passeggiate, per noi quello ha importanza perché noi, protagonisti della nostra storia, viviamo continuamente la nostra avventura su questa Terra e ci rivediamo nei gesti che compiamo giorno dopo giorno.

No, non c’è il gusto del voyeurismo in questa musica: c’è il rispetto dell’identità, c’è l’esaltazione dell’identità. Ognuno noi vive, muore e si dipana galleggiando, affonando i piedi su questa terra e ogni piccolo passo vive con noi. E allora perché regalarlo all’oblio? No! La straordinarietà della musica di Mingus è in questo suo rifiutarsi di oscurare le parti meno importanti per quelle focali e, anzi, rendere le parti più importanti tali proprio in quanto succedono a fasi di stasi, a fasi di calma, a fasi comuni. Per Mingus il comune non va tralasciato, per lui, piuttosto, il “comune” è proprio la base su cui si fonda lo straordinario.

Soffice, frastagliato, terribilmente attuale, Pithecanthropus Erectus si erge a cuscino delle scoperte motorie della mente in divenire, si situa nelle membrane immediatamente inferiori alla coscienza e poi pompa all’inverosimile le sue verità. E tu, figlio di questa realtà, non puoi fare altro che stenderti e lasciarti inoculare il suo vaccino di preconscio e aspettare che faccia effetto.

Potrebbero volerci decenni.

Profetico!

Voto: 7,2/10


Articolo pubblicato il sabato, luglio 14th, 2007 alle 7:56 am.
Categoria: '50.

One Comment, Comment or Ping

  1. Grandissimo Mingus, sto riascoltando tutti i suoi album (a cominciare proprio da pitecantropus) e mi sto davvero esaltando!
    Vieni a visitare il mio blog ogni tanto!

Reply to “Pithecanthropus Erectus di Charles Mingus (1956)”