The Times They Are A-Changin’ è, se possibile, anche peggiore di The Freewheelin’ Bob Dylan (1963), ed è tutto dire…In questo nuovo lavoro Dylan ha deciso di lasciare a casa la musica e concentrarsi soprattutto sui testi. Ancora più alienati e noiosi del precedente.

É ovvio che il writer americano non ha alcun interesse a far musica, altrimenti non si spiegherebbero gli zero dico zero tentativi di produrre qualche cosa di artisticamente dotato. Si percepisce sensibilmente, piuttosto, il tentativo di fidelizzare il pubblico che precedentemente l’ha eletto ad icona e rappresentante del sentire comune.

Sicché il feticcio, che comunque non è stupido, ha preso la palla al balzo: ha posato la chitarra e messo mano alla penna, collezionando aspre litanie contro un noioso muro inesistente, ma con foggia sufficientemente sopra la norma per poter continuare a dar da mangiare al mostro senza testa dei suoi fan. Che cominciano a non essere pochi e, si sa, il fenomeno nazional-popolare è una palla di neve in discesa: aumenta di volume coinvolgendo sempre più massa man mano che scende più in basso.

Potenza della fisica…

Opportunista!

Voto: 3.0


Articolo pubblicato il giovedì, agosto 10th, 2006 alle 1:39 pm.
Categoria: '60.

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