charles mingus the blach saint and the sinner ladyPersonaggi molli che passeggiano per le strade.
Una macchina burocratica che produce rulli di carta sotto forma di ricevute.
Il suono di una sirena, in lontananza, che si muove in continuazione da un capo all’altro ricercando quell’anima che una volta aveva e che adesso è andata perduta per sempre.
Alle volte un pizzico di umanità trapela fra le urla di quella sirena; è un continuo vagito in cerca di quella nascita che è scomparsa fra i rivoli della memoria, finché questi personaggi molli, una volta avvezzi a tale suono, proseguono impavidi la propria passeggiata fra squallide storie d’amore di puttane rimorchiate fuori dai locali per l’acidulo ricordo di uno scampolo di piacere che è divenuta meta inconsapevole di una vita che vita più non è.

Poi c’è il traffico di queste anime. Un sibilo viene via, un sibilo che si riconosce appartenere ad un altro tempo, ad un’altra realtà. Un sibilo che si staglia dal suo mondo e cerca di richiamare un’adunata di voci: dapprima risponde un antico ululato alla luna, poi finalmente giunge a raccolta un’alta moltitudine. E allora ci si lancia verso una corsa disperata per cercare di raccogliere quello che era, per cercare di riprende quella vita che ha riconosciuto, era lì, s’è manifestata per un’istante e che si stava per fondersi con le altre voci.

– Vuole favorire, signorina? Si lasci stupire! Ha mai visto un gingolo così angolare? Siamo solo in tre della nostra razza ad averlo così angolare e questo è sicuramente il meglio fornito, non crede?

Veder rimorchiare le figure molli è un’esperienza comica e ridicola allo stesso tempo.
Il loro corteggiamento potrebbe sfociare nell’indicibile se non intervenisse un arbitro a dirimere la questione, ma tanto prima o poi loro tre si rincontreranno e sarà di nuovo il tempo dell’accoppiamento, finché il ritmo le sosterrà.

In effetti, se ci pensiamo, la loro danza d’accoppiamento può essere un’esperienza anche alquanto ripetitiva, per nulla straordinaria. Non so se è il caso di aspettare sveglio. Certo che c’è una leggenda metropolitana che dice che le figure molli non hanno organi riproduttivi: e allora qual è lo scopo dell’accoppiamento? La perdita mentale dell’erezione! Una sfrenata corsa verso l’immobilità. E dopo la stasi?

Dopo la stasi il rimpianto, il rimpianto di quando i personaggi molli erano vecchi e poi il ricordo della nascita, un ricordo offuscato dalle ruggini del passato. Quindi, alla fine, la strada è segnata e se anche giungere a qual punto sembra fare una certa paura, non si può che arrivare alla catena di montaggio, una gigantesca macchina per cucire che tesse le trame in modi – anche – arzigogolati, inaspettati, poetici.

La trama è lì per essere tessuta, ma poi si sfalda! D’improvviso perde fili, perde i nastri, perde la struttura. I possenti fischi delle sirene cercano di spalmare le folle e si procede a rotta di collo con un suono frenetico e costante fra continue accelerazioni e decelerazioni.

Opera fortemente visuale e visionaria sulla degenerazione dell’animo umano con lo scorrere dei tempi, The Black Saint And The Sinner Lady si gonfia i polmoni ad ogni passaggio per poi afflosciarsi come un polmone spompato dalle troppe sigarette, in un rivolo di fumi lascivi e di risate sguaiate. Il mondo finirà fra le cosce di una puttana, lì dove è cominciato, ma a noi non spaventa: noi siamo cronisti e guardiamo la realtà dall’altra parte del foglio.

– Un altro Black Rebois, prego.

E poi il sonno.

Immagine!

Voto: 6,7/10


Articolo pubblicato il lunedì, luglio 9th, 2007 alle 11:41 pm.
Categoria: '60.

No Comments, Comment or Ping

Reply to “Charles Mingus – The Black Saint And The Sinner Lady (1963)”