Con Revolver i The Beatles raggiungono un discreto risultato sia sul piano compositivo che su quello esecutivo. Un disco nel quale espressioni più eterogenee si incrociano e si intersecano attraversando tutte le quattordici tracce in maniera insolitamente proficua.

Il gruppo sfrutta le potenzialità che il proprio potere economico può sul prodotto musicale e non si limita alla composizione di canzoncine melodiche usa e getta (ci sono ancora, ovviamente, le varie “Yellow Submarine” e “Here, There, And Everywere“, ma sono episodiche).

Revolver si presenta con un aspetto decisamente intrigante già dalla seconda traccia, con quella “Eleonor Rigby” straordinariamente impreziosita dal gioco della sezione d\’archi. Le spinte verso un’accentuazione del ritmo avvengono con le varie “Taxman“, “And Your Bird Can Sing“, “Doctor Robert“, segno di una maggiore maturazione.

Ovviamente elogi sperticati non sono necessari: se si esclude la perla sopracitata di “Eleonor Rigby“, la leggera melodia di “For No One” e uno dei loro massimi capolavori che risponde al nome di “Tomorrow Never Knows“, tutto il resto del disco rasenterebbe al mediocrità se eseguito da qualunque altro gruppo che non partecipi (loro malgrado, certamente) al carrozzone mediatico cui fanno parte i quattro. I The Beatles si abbassano dove gli altri non possono, non perchè non siano in grado, semplicemente perchè gli altri sono su un piano più alto.

Comodino.

Voto: 5.6


Articolo pubblicato il venerdì, agosto 12th, 2005 alle 12:28 pm.
Categoria: '60.

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