Il debutto dei The Doors è un album disarmante.

Jim Morrison, Ray Manzarek, John Densmore e Bobby Krieger sono una delle formazioni più complete, eterogenee e nel contempo compatte che ci siano mai state. Massaggiando e torturando a turno i rispettivi strumenti, il gruppo californiano riesce a sfornare magiche ballate che saturano l’aria circostante e si offrono come sottofondo e appoggio per qualsiasi complesso mentale.

La particolarità della band è quella di suonare un rock-blues tremendamente spigoloso, nel quale la voce di Jim affoga nel acido compositivo del talentuoso Manzarek che disegna alle tastiere paesaggi di fuga dalla realtà, tarantolati ed inverosimili. Batteria e chitarra altro non fanno che assecondare le sue spinte orgiastiche e poco comunicative, riempendole di “suono” e tenendole in caldo per l’ingresso in scena dell’eletto della Florida.

Jim Morrison è un profeta dell’assurdo, un’Edipo regalato all’era moderna che festeggia la vittoria del tempo presente sui mostri paterni e ne celebra gli esiti banchettando sul corpo del progenitore morto. Il Re Lucertola dalla mente talmente aperta dal riuscire ad inglobare l’intero mondo e farlo suo, lo stregone che possiede il terzo occhio e lo usa per fini utilitarsici e subdolamente personali.

La musica dei The Doors è una lotta sempre in atto, un conflitto continuo, una pena che cerca l’espiazione nel mondo che conosce. E’ un serpente che si morde la coda e non contento continua ad avanzare e ad ogni passo in avanti si consuma sempre di più, morso dopo morso, pezzo dopo pezzo.

Nel viaggio assoluto che compone il disco si compie l’apoteosi del teatro greco e si celebra la nascita, morte ed elevazione al cielo del nuovo Dioniso. Ed il suo nome è Thanatos. L’epilogo delle umane gesta non è un fine, ma la fine: un punto di arrivo inevitabile ed in quanto tale da venerare. Nella monumentale “The End” avviene la catarsi dopo le immani fatiche della maratona storica che ha portato le genti umane e gli spiriti che compongono la natura a convivere, coesistere, alle volte scontrarsi, ma sempre a braccetto fra di loro. Non conta quello che è stato, non conta nemmeno se è stato: ciò che ha davvero significato nell’esistenza stessa, quello che è alla base di tutto è la contemplazione della fine, della distruzione, della scissione finale degli elemanti in un nulla pacificatore. La vita e la morte altro non sono che due facce della stessa medaglia, ma quello che rende trascendentale ed imperitura l’esistenza è proprio la seconda istanza, la morte, che mette il punto ad un discorso destinato a finire e grazie a questo punto dà senso alle azioni.

Non c’è dicotomia, non c’è bianco e nero: tutto è unito in un unico calderone e non ci sono istanze che vanno a cozzare fra di loro. Il tutto è più della somma delle sue parti e gioca inconsciamente a formare un cerchio, figura perfetta che ha la particolarità metafisica di essere perennemente finita e de-finita.

I The Doors con quest’opera non scrivono nulla: mettono solo i puntini sulle i, banchettano sulla musica e riducono tutto a quello che veramente è: un cumulo di in-esistenze che necessitano solo di essere mondanizzate. Ma la mondanizzazione non si compie con orpelli terrestri, ma grazie ad una sapiente risistemazione degli elementi nella propria categoria esistenziale.

Non c’è stato nulla prima di nascere, non c’è nulla adesso, non ci sarà nulla dopo la morte, quello che conta è che il viaggio tende al completo logorio e che la corrosione, il disfacimento, la distruzione non sono “inevitabili conseguenze”, ma sono il fine stesso della loro esitenza. Noi esistiamo per essere finiti e la nostra ragione cartesiana è in unico ed immanente vagito.

I The Doors sono quanto più vicino alla letteratura la musica potesse mai regalare ed è per questo che il loro debutto andrebbe collocato nello scaffale della sezione libri, lasciando che lo sbadato cliente si chieda il perchè di quella sistemazione, permettendo che si faccia domande e che cresca la sua cultura ascolto dopo ascolto, sfogliando in modo trascendentale le stupende pagine musicali che Jim Morrison e soci sono riusciti a scrivere.

Teoretici!

Voto: 7,0


Articolo pubblicato il venerdì, febbraio 6th, 2004 alle 3:57 pm.
Categoria: '60.

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