Louder Than Love rappresenta un leggero slittamento delle attitudini del gruppo di Seattle rispetto al precedente Ultramega OK (1988).

Tali attitudini si evidenziano soprattutto dal lato strumentale, nel quale le spinte imitative di Kim Thayil verso il manierismo esasperato di Jimmy Page si fanno sempre più pesanti, mentre la scrittura musicale si vede molto più vicina alle velleità vocali del cantante Chris Cornell. Per assecondare lo shouter bianco che si diverte a strillare e disgregare la giugulare in un vortice di urla e rigurgiti vocali, le canzoni diventano molto più sospese in un’atmosfera crepuscolare per poi lasciar esplodere la voce di Cornell, nello stesso identico modo nel quale Jones, Page e Bonham nel ’69 facevano con Plant (“Loud Love“, “No Wrong No Right“). “I Awake” è tutta incentrata sulle sue scenette vocali, libera manifestazione delle scelta di relegare marginalità alle altre componenti e finanche all’atmosfera che s’era cercato precedentemente di creare.Louder Than Love finisce con l’essere un’opera incapsulata ancora nell’estrema ricerca dei miti del passato e riesce a fatica a manifestarsi come un prodotto proprio dei Soundgarden.

Non che sia chissà cosa, ma almeno si può sentire sul collo un alito un po’ meno stantio.

Flebili!

Voto: 1.5


Articolo pubblicato il sabato, dicembre 10th, 2005 alle 1:53 am.
Categoria: '80.

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