Una storia dell’arte che si rispetti, non può prescindere dallo spiegare cosa tale arte esprima. La prima domanda da farsi in quest’ambito è, dunque, cos’è il jazz?

Il jazz è stato per anni descritto come una forma musicale di carattere emozionale che pone un forte accento sull’improvvisazione. Questa definizione può andare bene per gran parte della musica jazz che si produce e si è prodotta dall’inizio dei tempi, ma non è completamente esaustiva: esiste jazz che non si riduce a richiamare un’emozionalità accesa, ma si concentra sull’aspetto più tecnico e formale. D’altra parte non tutto ciò che è emozionale e improvvisato può essere definito jazz: ci sono brani rock emotivamente estenuanti che seguono logiche perfettamente aleatorie e che, nel contempo, è molto difficile definirli di un genere diverso.

Una definizione soddisfacente di jazz, a tal proposito, può essere quella di una musica con un taglio progressivo la cui forza è proprio, in senso verticale, nel susseguirsi di momenti ascendenti e discendenti che ne dirigono il senso e che poi si vanno ad intersecare attivamente, in senso orizzontale, con le virtù della tecnica che ne definisce i contorni. In questo amplesso movimentato che acquista un senso mentre si fa e che cambia di volta in volta dai mutamenti di virtù degli strumenti, il jazz vive e illumina le vite degli appassionati.

Ma partiamo dal principio.


Articolo pubblicato il giovedì, settembre 28th, 2006 alle 11:11 am.
Categoria: Storia e critica della musica Jazz: una Guida.

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