Sinossi

Quello che mi ha sempre infastidito dei libri che parlano di storia dell’arte e dei movimenti artistici, è che questi il più delle volte non affrontano l’arte da un punto di vista critico come scelta fra più criteri, quanto piuttosto assumono come canone maestro la popolarità degli artisti e da questo ne astraggono delle regole che più o meno seguono alla lettera. Così facendo, si perde di vista il motivo fondamentale del perché un artista dovrebbe essere più o meno popolare o il lettore di turno si dovrebbe appassionare a quel determinato tipo di arte: in parole povere abbandonano il piacere alla fruizione che l’arte comporta e producono non più appassionati, ma competenti.

Il punto di vista sul quale baso le disamine che compaiono fra queste pagine, è ancora una volta il più soggettivo possibile, ma di una soggettività spiegata e dettagliatamente descritta come pietra angolare di criteri in divenire. A chi si vuole approcciare alla conoscenza della musica jazz, di solito si consiglia come primo ascolto – almeno in gran parte del mondo occidentale – Kind of Blue di Miles Davis. Non c’è un motivo ben preciso che giuda tale scelta, anche perché il più delle volte non corrisponde quasi mai al disco preferito di chi consiglia: il mio intento principale – ecco! – è quello di spiegare il perché Kind of Blue sia un bel disco (sempre che lo sia) e del perché si prova piacere nell’ascoltarlo.

Un altro difetto fondamentale che incontro nella lettura di libri di storia dell’arte, è il fatto che il più delle volte questi sono concentrati nel racconto delle imprese musicali (e non) di un determinato artista, come se l’arte non sia nell’oggetto di produzione, ma nell’interprete che la promuove. A noi non deve interessare – o lo deve fare molto marginalmente, come curiosità di costume – il perché John Coltrane abbia composto A Love Supreme, quanto piuttosto approfondire le tematiche che si incontrano all’interno del disco. La storia e critica dell’arte che andremo a scrivere, non è storia e critica degli artisti, quanto piuttosto del prodotto della loro arte: brani e dischi prodotti, in parole povere. Affronteremo ovviamente le tematiche concernenti ciascun autore e il momento storico per aiutare il lettore nell’ordinare le idee e non come passo di contestualizzazione dell’opera: sono poco interessato del perché Free Jazz di Ornette Coleman sia stata un’opera seminale, a me interessa piuttosto il perché sia un’opera che adesso, nell’hic et nunc della nostra esistenza quotidiana, ci produce piacere nell’ascolto.

Quella che andiamo a scrivere è un’opera che per forza di cose verrà superata fra cento anni e forse anche di meno, in quanto è l’arte del presente che modifica l’arte del passato, sicchè cambiando il presente cambiano pure i criteri con i quali giudichiamo l’arte passata, ma questo non ci deve spaventare: fra cento anni, probabilmente, non ci saremo più, per cui dovranno essere i nostri figli a correggere gli eventuali errori del presente riscrivendo completamente queste pagine. E così i loro figli, le loro.

Buona Lettura.


Articolo pubblicato il giovedì, settembre 28th, 2006 alle 11:04 am.
Categoria: Storia e critica della musica Jazz: una Guida.

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